Libia: possibile intervento dell’Egitto

Pubblicato il 11 luglio 2020 alle 7:00 in Egitto Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le forze egiziane hanno condotto, il 9 luglio, un’esercitazione militare su vasta scala nella regione occidentale al confine con la Libia, lasciando ipotizzare che Il Cairo si stia preparando ad intervenire.

In particolare, l’esercitazione, denominata “Hasm 2020”, in inglese “Resolve 2020”, ha interessato il distretto Nord-occidentale di Qabr Gabis, ed ha visto l’impiego di una vasta gamma di armamenti sofisticati, volti alla difesa terrestre, marittima e aerea. Le operazioni sono durate per più giorni e tra i partecipanti vi erano altresì il ministro della Difesa e dell’Industria militare, Mohamed Zaki, e del capo di Stato maggiore dell’esercito, Mohamed Farid. Secondo quanto riferito dal quotidiano Asharq al-Awsat, le forze egiziane hanno altresì testato elicotteri e aerei da caccia multiruolo, i quali mirano a fornire copertura aerea alle forze in campo e a colpire gruppi armati “irregolari”, oltre alle loro postazioni e centri logistici.

Come specificato dal quotidiano al-Arab, Il Cairo è solito conferire nomi specifici alle proprie operazioni e manovre militari, che lascino presagire il loro obiettivo. Risale al 9 febbraio 2018 il lancio dell’operazione “Comprehensive Operation Sinai 2018”, volta a contrastare la minaccia terroristica nella regione del Sinai e che ha contribuito, seppure non del tutto, a diminuirne l’entità. Parallelamente, ora l’Egitto prova a colmare un deficit nelle aree occidentali, dove, nel corso degli ultimi decenni, non era stata percepita alcuna minaccia alla sicurezza egiziana e, di conseguenza, non vi era stato bisogno di mobilitarsi militarmente.

In realtà, stando a quanto rivelato dal generale Alaa Ezzedine, ex direttore del Center for Strategic Studies dell’esercito egiziano, le esercitazioni del Cairo, svolte ad ogni livello, dalle unità minori agli eserciti di campo, sono in corso sin da quando Ankara ha messo piede in Libia e la continua mobilitazione della Turchia nei pressi di Sirte sta spingendo le forze armate egiziane ad aumentare la loro prontezza.

La mossa egiziana del 9 luglio rappresenterebbe un segnale di risposta all’annuncio di Ankara del giorno precedente, l’8 luglio, relativo a una esercitazione navale, dal nome “Navtex”, che avrà luogo in tre regioni distinte al largo delle coste libiche,  e vedrà la partecipazione di 8 navi militari e 17 aerei da guerra, volti a dimostrare le capacità turche nel controllo della regione sia per via aerea sia per via marittima. A tal proposito, l’Egitto teme il crescente ruolo di Ankara nel conflitto libico, dove questa sostiene il Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj.

A tal proposito, la Turchia è considerata tra i principali responsabili del cambiamento degli equilibri di potere in Libia delle ultime settimane e il suo supporto è stato definito fondamentale per giungere a risultati rilevanti, a danno dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, tra cui la conquista della base occidentale di al-Watiya e della regione di Tripoli. Al momento, le forze del GNA mirano a conquistare la città costiera di Sirte, dalla quale sperano poi di poter portare avanti la liberazione dei territori a Est e a Sud, ricchi di risorse energetiche e attualmente sotto il controllo del governo di Tobruk.

Di fronte alla crescente minaccia posta da Ankara, specifica il quotidiano al-Arab, l’Egitto sembra non aver abbandonato l’ipotesi di un intervento militare, volto perlopiù a preservare la propria sicurezza e quella dell’intera regione, oltre che di un Paese vicino, la Libia, ritenuto strategico per i propri interessi. Non da ultimo, Il Cairo si sente altresì minacciata dalla presenza di mercenari, perlopiù siriani, e gruppi estremisti terroristici, giunti presso i fronti di combattimento in Libia, ma penetrati altresì in Egitto.

Tuttavia, a detta di al-Arab, l’Egitto sembra essersi altresì equipaggiato adeguatamente per far fronte a sfide simili. La maggiore base militare dell’Egitto nella regione occidentale è la base di Muhammad Naguib, inaugurata nel 2017. Un’altra base navale, denominata Jarjour, è in fase di allestimento. Questa è situata nell’area del Mediterraneo adiacente al confine libico. Non da ultimo, il Paese ha sviluppato ulteriormente nuove tecnologie volte a monitorare i confini.

Il Cairo, il 6 giugno, aveva invitato l’esercito del governo di Tripoli e il suo alleato turco a porre fine ai combattimenti, esortando altresì le parti impegnate nel conflitto ad allontanare le forze straniere dalla Libia. Diversi Paesi sia arabi sia europei avevano apprezzato la mossa egiziana, ma la Turchia e le stesse forze tripoline hanno ignorato una tale iniziativa. Ciò ha portato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il 20 giugno, ad ordinare alle proprie forze aeree di prepararsi ad una eventuale operazione interna o esterna all’Egitto.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.