La Turchia di Erdogan: l’Ayasofya di Istanbul torna una moschea

Pubblicato il 11 luglio 2020 alle 7:15 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che l’Ayasofya di Istanbul è stata riaperta al culto musulmano, nonostante le pressioni internazionali che chiedevano di non modificare lo status del monumento di quasi 1.500 anni, venerato sia dai cristiani sia dai musulmani.

Erdogan ha rilasciato tale dichiarazione il 10 luglio, un’ora dopo che una sentenza del Consigli di Stato, il più importante tribunale amministrativo del Paese, ha stabilito che la conversione dell’edificio in un museo era illegale. Il monumento è noto ai cristiani come Basilica di Santa Sofia ed è stato una cattedrale greco-ortodossa, successivamente convertita in una moschea, dopo la conquista ottomana di Costantinopoli, nel 1493. 

Già nel 2019, il presidente turco aveva proposto di ripristinare lo status di moschea al monumento, che fa parte patrimonio mondiale dell’UNESCO, in quanto luogo di grande importanza sia per l’impero cristiano-bizantino sia per quello musulmano ottomano. Oggi, è uno dei siti più visitati in Turchia. Sempre il 10 luglio, la Corte Suprema turca, che stava discutendo di un caso presentato da un’organizzazione religiosa, ha annullato una decisione del governo del 1934 che trasformava l’edificio del VI secolo in un museo.

Poco dopo. Erdogan ha condiviso un post su Twitter, pubblicando una copia del decreto che aveva firmato, in base al quale la gestione della moschea di Ayasofya veniva affidata alla direzione religiosa del Paese, al fine di riaprirla al culto musulmano. “La decisione è stata presa e la gestione della moschea Ayasofya sarà affidata alla direzione degli affari religiosi”, si legge nel decreto presidenziale sottoscritto da Erdogan. 

In risposta alla sentenza, il 10 luglio, la Chiesa ortodossa russa ha dichiarato che la decisione potrebbe portare a divisioni ancora maggiori di quelle già esistenti tra le comunità di fedeli. In tale contesto, anche gli Stati Uniti, la Russia e la Grecia, insieme all’UNESCO, avevano espresso preoccupazione in vista di un simile cambiamento, destinato a modificare precari equilibri nella regione. Tuttavia, il presidente di Ankara ha respinto le pressioni internazionali e le ha definite un attacco alla sovranità turca.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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