La Corea del Nord minaccia il Regno Unito

Pubblicato il 11 luglio 2020 alle 18:30 in Corea del Nord UK

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La Corea del Nord ha minacciato il Regno Unito affermando che Londra “pagherà il prezzo” delle sanzioni emesse nei confronti di due istituzioni nordcoreane che si occupano di sicurezza, l’11 luglio.

Un portavoce del Ministero degli Esteri nordcoreano ha rilasciato una dichiarazione alla Korean Central News Agency (KCNA) in cui ha definito la decisione di Londra una provocazione e, in particolare, una mossa politica studiata per “saltare nel carro degli Stati Uniti” e della loro politica avversa a Pyongyang. Tramite le parole del portavoce, la Corea del Nord ha dichiarato di condannare e respingere le sanzioni inglesi sulle proprie istituzioni, responsabili della sicurezza del Paese, come un tentativo di violenta intromissione nei propri affari interni.

Lo scorso 6 luglio, Londra ha imposto per la prima volta sanzioni unilaterali contro la Corea del Nord e altri Paesi per violazione dei diritti umani. In particolare, sono stati sanzionati 49 tra individui e organizzazioni dell’Ufficio 7 del Ministero della Sicurezza di Stato nordcoreana e dell’Ufficio di Correzione del Ministero per la Sicurezza popolare. A detta del Regno Unito, le due istituzioni sarebbero state coinvolte in casi di lavori forzati, torture e omicidi nei campi di prigionia della Corea del Nord. Tali sanzioni saranno implementate nella forma del congelamento dei beni.

Nella stessa giornata, sempre sulla base della violazione dei diritti umani, il segretario agli Esteri inglese, Dominic Raab, aveva annunciato misure simili anche ai danni della Russia, dell’Arabia Saudita e del Myanmar. In particolare, 25 russi e 20 sauditi sono stati sanzionati, in quanto coinvolti rispettivamente nel maltrattamento e nella morte dell’avvocato Sergei Magnitsky, e nella morte del giornalista Jamal Khashoggi. Anche la Russia, come la Corea del Nord, ha annunciato che avrebbe risposto alla mossa inglese.

Dalla sua uscita dall’Unione Europea lo scorso 31 gennaio, le sanzioni approvate da Londra hanno rappresentato la prima mossa autonoma in politica estera del Regno Unito, il quale ha deciso di seguire una nuova linea indipendente nell’ambito degli affari esteri e commerciali, imponendo il congelamento di beni e divieti sui visti. Nel corso degli anni, individui provenienti da vari Paesi hanno investito miliardi di sterline nel Regno Unito, acquistando beni in diversi settori. Tuttavia, la provenienza di una parte di tali ricchezze è stata messa in discussione da alcuni attivisti.

Oltre a quelli con Londra, Pyongyang sta progressivamente inasprendo i propri legami con i Paesi occidentali, primi fra tutti gli USA. Lo scorso 7 luglio, il sottosegretario di Stato degli Stati Uniti, Stephen Biegun, si è recato in Corea del Sud nel tentativo di avviare nuovi colloqui con la Corea del Nord, che non è andato a buon fine, visto il rifiuto categorico di Pyongyang. Biegun avrebbe dovuto incontrare rappresentanti nordcoreani per interrompere lo stallo nei negoziati tra Washington e Pyongyang per la denuclearizzazione nordcoreana, formalizzato lo scorso 21 gennaio da parte della Corea del Nord.

In tale data, il consigliere della missione della nordcoreana presso le Nazioni Unite a Ginevra, Ju Yong Chol, aveva dichiarato che negli ultimi due anni il proprio Paese aveva interrotto test nucleari e lanci di missili per andare in contro alle richieste degli USA, i quali, di risposta, avevano tenuto esercitazioni militari con la Corea del Sud e avevano insistito con il mantenimento delle sanzioni per bloccare lo sviluppo del Paese, ostacolando anche il suo sistema politico. Di conseguenza, la Corea del Nord non si era più ritenuta vincolata a nessun accordo con gli USA e ha condotto più lanci missilistici nei mesi di marzo e aprile 2020.

Le Nazioni Unite hanno approvato 9 risoluzioni contro la Corea del Nord dall’ottobre 2006, con cui sono state imposte sanzioni in risposta ai programmi nucleari e missilistici del Paese asiatico, limitando le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, come quello del petrolio. A queste, dal 6 giugno scorso, si sono aggiunte quelle inglesi per violazioni dei diritti umani.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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