Hong Kong: al via le primarie democratiche

Pubblicato il 11 luglio 2020 alle 9:14 in Cina Hong Kong

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L’intervento della polizia ha ritardato le primarie dei partiti pro-democrazia di Hong Kong dell’11 e 12 luglio per scegliere i candidati da presentare alle prossime elezioni del Consiglio legislativo di Hong Kong, previste per il prossimo 6 settembre. Durante la notte tra il 10 e l’11 luglio, la polizia ha fatto irruzione in un seggio, dove ha perquisito gli uffici e sequestrato alcuni dati per condurre delle indagini, ritardando l’apertura dei seggi di tre ore, dalle 9:00 alle 12:00, ora locale. Gli organizzatori delle elezioni temono che le ripetute intimidazioni subite possano scoraggiare la partecipazione degli elettori. 

Il direttore dello Hong Kong Public Opinion Research Institute (PORI) e presidente del seggio perquisito dalla polizia, Robert Chung Ting-yiu, ha dichiarato che l’intervento delle forze armate è stato motivato con una presunta fuga di dati di cittadini e funzionari, raccolti durante un sondaggio del PORI del 2013, la quale  potrebbe essere legata ad attività di hacker criminali. Nonostante ciò, gli organizzatori hanno deciso di procedere comunque. Secondo il direttore, la polizia starebbe cercando di determinare se la sua organizzazione abbia rilasciato deliberatamente i dati in questione o se si sia trattato di una violazione dei loro computer. Tuttavia, gli organizzatori delle elezioni hanno rassicurato i cittadini che il sistema impiegato per le votazioni è indipendente dai dispositivi sui quali sta investigando la polizia e hanno resettato i codici del sistema stesso, ritardando così le votazioni.

In precedenza, si erano verificati altri episodi di dissuasione per l’organizzazione dei seggi. Il 9 luglio, il direttore della sezione Affari costituzionali del governo di Hong Kong, Erick Tsang Kwok-wai, aveva dichiarato che le primarie potrebbero infrangere la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong. Il giorno seguente, poi, la Commissione Alloggi, proprietaria degli uffici scelti come seggi, aveva  inviato una lettera di avvertimento agli organizzatori in cui si comunicava che l’utilizzo degli spazi per fini elettorali avrebbe potuto infrangere i termini dei loro contratti di affitto.

Nella città sono stati istituiti 250 seggi nelle sue 5 circoscrizioni geografiche, dove possono recarsi a votare gli elettori registrati, mostrando un documento e fornendo il proprio indirizzo. Si è trattato della prima volta in cui le primarie per le elezioni del fronte pro-democrazia sono state organizzate in tutte e 5 le circoscrizioni, in uno slancio di unità definito inedito da alcuni organizzatori. Gli elettori si devono esprimere per scegliere 52, tra candidati individuali e gruppi, e la speranza del fronte pro-democrazia è quella di arrivare ad ottenere oltre 35 sedute nel Consiglio legislativo, ottenendo così la maggioranza delle 70 di cui è composto.

Dopo il successo ottenuto alle elezioni locali dello scorso 24 novembre, quando il fronte pro-democrazia aveva ottenuto 1,7 milioni di voti dei 2,94 milioni di votanti garantendosi 278 dei 344 seggi nel consiglio distrettuale, i partiti di opposizione di Hong Kong hanno unito le loro forze e si sono accordati per indire le primarie, in modo da selezionare quei candidati che hanno maggiori possibilità di essere eletti nel Consiglio legislativo. Gli organizzatori sperano di ottenere almeno 170.000 presenze, ossia il 10% dell’elettorato pro-democrazia ma temono una scarsa partecipazione a causa della paura esercitata dalla nuova legge sulla sicurezza e della diffusione del coronavirus, i cui contagi sono in aumento nell’isola.

Il successo delle scorse elezioni era stato strettamente legato ai movimenti di protesta che si erano sviluppati sull’isola nel 2019. Hong Kong era stata teatro di proteste popolari dal 31 marzo di quell’anno, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per la prima volta per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata poi ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente e frequenti. 

Difronte a tale scenario, lo scorso 30 giugno, il Comitato permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), l’organo che detiene il potere legislativo della Repubblica Popolare Cinese (RPC), ha approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale”, entrata in vigore dalla mezzanotte del successivo primo luglio. Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino.

Hong Kong è una regione amministrativa speciale della RPC dal primo luglio 1997, quando fu ceduta dal Regno Unito, del quale era stata una colonia dal 29 agosto 1842. Da allora, le sue relazioni con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese-due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza ad Hong Kong, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi, lanciato negli anni Ottanta da Deng Xiaoping.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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