Yemen: la coalizione distrugge due imbarcazioni cariche di esplosivi

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 8:57 in Arabia Saudita Yemen

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La coalizione internazionale a guida saudita, impegnata nel conflitto yemenita a sostegno del governo legittimo, ha riferito di aver distrutto due imbarcazioni cariche di esplosivi nel Mar Rosso, presumibilmente appartenenti ai ribelli sciiti Houthi.

A darne notizia, il portavoce della coalizione saudita-emiratina, il colonnello Turki al-Maliki, il 9 luglio, il quale ha precisato che le imbarcazioni distrutte, comandate a distanza, si trovavano a circa 6 km a Sud del porto yemenita di Salif. Per il portavoce, i battelli colpiti costituivano un’ulteriore minaccia, nonché pericolo, per la navigazione nel Mar Rosso, per le compagnie marittime e il commercio mondiale oltre che per la sicurezza regionale e internazionale. Questi, a detta di al-Maliki, erano stati posizionati dai ribelli, i quali li comandavano da remoto. In particolare, secondo il portavoce, gli Houthi si stavano preparando a compiere operazioni terroristiche nello stretto di Bab al-Mandab e nel Mar Rosso meridionale.

Non da ultimo, al-Maliki ha altresì affermato che gli Houthi stanno utilizzando la regione occidentale di Hodeidah per perpetrare azioni terroristiche, anche a danno dei civili. Il porto costituirebbe una base per lanciare missili balistici e droni, guidare imbarcazioni cariche di trappole esplosive o dispiegare indiscriminatamente mine marine, in violazione del Diritto internazionale umanitario e delle disposizioni dell’Accordo di Stoccolma. Dal canto suo, ha precisato il portavoce, la coalizione agisce nel pieno rispetto delle norme internazionali e consuetudinarie, con il fine ultimo di proteggere i civili.

Anche per il ministro dell’Informazione yemenita, Muammar Al-Iryani, l’episodio del 9 luglio rappresenta un atto terroristico che prende di mira gli interessi del mondo intero. Per tale motivo, il ministro ha esortato la comunità internazionale a prendere una posizione risoluta nei confronti delle attività promosse dall’Iran nella regione mediorientale e in Yemen. Da parte loro, gli Houthi hanno riferito, tramite il loro portavoce Yahya Sarea, che le imbarcazioni colpite il 9 luglio erano, in realtà, civili e che l’operazione della coalizione saudita è da considerarsi un atto di aggressione e una violazione dell’accordo di Stoccolma del 2018.

L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il perdurante conflitto civile yemenita è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

In tale quadro, Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese. Dal 19 ottobre 2019, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio a Hodeidah, con il fine ultimo di riportare la tregua nella regione. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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