Sudan: rimpasto di governo, sostituiti 7 ministri

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 19:06 in Africa Sudan

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Il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, ha sostituito i ministri delle Finanze, degli Esteri, dell’Energia e della Salute, oltre ad altri tre membri del governo, nel quadro di un ampio rimpasto dellesecutivo. La decisione, annunciata da tempo, è stata di fatto attuata il 9 luglio. Sebbene molte sostituzioni fossero attese, ha destato sorpresa luscita di Ibrahim al-Badawi dal ruolo di ministro delle Finanze. Luomo aveva cercato, fin dal suo insediamento, di guidare con impegno gli sforzi per stabilizzare l’economia sudanese, da anni profondamente in crisi, e aveva avviato vari contatti con i donatori stranieri. Secondo fonti ufficiali, riportate dall’agenzia di stampa Reuters, al-Badawi avrebbe deciso di dimettersi di sua volontà. Il suo sostituto sarà Heba Ahmed Ali, un alto funzionario del Ministero delle Finanze. In un post su Twitter, Badawi non ha spiegato le ragioni delle proprie dimissioni ma ha affermato di essere ben felice di lasciare il suo posto ad Ali.

In particolare, dei 7 ministri sostituiti, solo 1 sarebbe stato licenziato, mentre gli altri 6 si sarebbero dimessi di propria iniziativa. Ad essere rimosso dal suo incarico per espressa volontà del premier è stato il ministro della Salute, Ali Akram Altom, incaricato di gestire il Sudan durante il delicato momento storico segnato dallepidemia di coronavirus.

Secondo quanto specificato nella dichiarazione, Hamdok ha già nominato tutti i sostituti alla testa dei sette Ministeri. Il premier, che presiede un governo di tecnocrati sulla base di un accordo di condivisione del potere, della durata di 39 mesi, sottoscritto tra i gruppi militari e civili del Paese, si è instaurato alla guida del Sudan dopo la caduta dellex presidente Omar al-Bashir, l11 aprile 2019.

Il rimpasto arriva solo qualche giorno dopo il licenziamento del capo della polizia e del suo vice, in seguito allesplosione di vaste proteste volte a chiedere la rimozione di tutti i funzionari collegati ad al-Bashir. Durante le manifestazioni, iniziate una settimana fa, almeno una persona è stata uccisa e molte altre sono rimaste ferite. Decine di migliaia di sudanesi sono scesi in strada in diverse parti del Paese, chiedendo riforme più incisive e un ruolo maggiore per i civili durante la transizione verso la democrazia.

Il corrispondente di Al Jazeera da Khartoum, Hiba Morgan, ha affermato che il governo di transizione si trova sottoposto ad una crescente pressione negli ultimi mesi a causa della gestione dell’epidemia di coronavirus e della situazione economica del Paese. “Le persone si lamentano della carenza di carburante dicendo che devono stare in fila per ore, a volte giorni. Abbiamo anche visto persone in fila per il pane. Queste sono le stesse condizioni che hanno scatenato le proteste antigovernative del 2018 e che alla fine hanno portato alla cacciata di Omar al-Bashir”, ha detto Morgan. Sembra che ci sia molta pressione sul governo di transizione, una pressione tale da portare il premier a licenziare gran parte dei ministri e a sostituirli con figure ad interim fino alla nomina di nuovi ministri”, ha aggiunto.

Le manifestazioni contro il vecchio regime erano iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento di al-Bashir, l’11 aprile 2019, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese aveva dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo il generale Abdel-Fattah Al-Burhan. I manifestanti, tuttavia, continuavano a scendere nelle strade della capitale per protestare e chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. L’accordo di pace tra civili e militari è stato firmato il 17 luglio 2019 e, in base a quanto stabilito nel trattato, il nuovo governo, a composizione mista, avrebbe dovuto guidare la transizione pacifica verso la democrazia mettendo fine ai conflitti in corso e cercando di soddisfare le richieste dei cittadini, desiderosi di una svolta politica dopo anni di governo autoritario.

Il nuovo primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdok, ha prestato giuramento, il 21 agosto 2019, come leader del governo di transizione, promettendo di riportare la stabilità a livello nazionale, risolvere la crisi economica e garantire una pace duratura. Il capo del deposto Consiglio militare, Abdel Fattah al-Burhan, ha invece assunto il ruolo di presidente del Consiglio Sovrano, l’organo che gestirà il Paese per 3 anni e 3 mesi fino a nuove elezioni. Tale organismo è composto da 10 membri, 5 nominati dai militari e 5 dai civili, più 1 che viene designato di comune accordo tra le parti.

Il 14 dicembre, l’ex presidente del Sudan, al-Bashir, è stato condannato a 2 anni di detenzione per irregolarità finanziarie e corruzione, nel primo dei numerosi processi che l’uomo è chiamato ad affrontare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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