Rep. Dem. del Congo: esplodono nuove proteste, almeno 3 morti

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 12:39 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 3 persone sono state uccise durante le proteste esplose nella capitale e in altre parti della Repubblica Democratica del Congo, giovedì 9 luglio, dopo che la nomina del nuovo capo della commissione elettorale nazionale ha suscitato rabbia nell’opinione pubblica e ulteriori tensioni nella coalizione al potere. Secondo quanto dichiarato dall’Ufficio congiunto delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNJHRO), la polizia ha risposto alle proteste sparando gas lacrimogeni contro la folla, composta da migliaia di sostenitori del presidente Felix Tshisekedi e dagli attivisti pro democrazia. La maggior parte degli scontri si è concentrata nelle strade delle città di Kinshasa, Lubumbashi e Goma. L’UNJHRO ha affermato di essere “seriamente preoccupato per l’uso della forza letale da parte delle forze dell’ordine”. Le violenze hanno portato alla morte di due manifestanti e di un agente di polizia.

L’evento che ha alimentato il caos è stata la nomina di Ronsard Malonda a presidente della Commissione elettorale nazionale indipendente (CENI). La decisione è stata ratificata dall’Assemblea nazionale la scorsa settimana ma non è ancora stata firmata dal presidente. I sostenitori di Tshisekedi accusano Malonda di essere vicino all’ex capo di Stato, Joseph Kabila, che esercita ancora ampi poteri attraverso il controllo della maggioranza parlamentare, della maggior parte dei ministri del governo e dell’esercito. Il partito dell’Unione per la democrazia e il progresso sociale (UDPS), presieduto da Tshisekedi. si trova attualmente in una coalizione squilibrata insieme alle forze vicine a Kabila. Solo un terzo dei ministri del governo proviene dall’UDPS. L’alleanza si è formata dopo le elezioni del dicembre 2018 e sta mostrando sempre di più negli ultimi mesi i segni di una disarmonia crescente.

A Kinshasa la folla ha demolito parte di un edificio appartenente al partito di Kabila. “Vogliono rendere Malonda il capo del CENI per bloccarci le elezioni del 2023”, ha dichiarato Hague Mata, sostenitrice dell’UDPS. Anche il partito di opposizione, Lamuka, ha accusato Malonda, che per molti anni ha lavorato nel CENI rivestendo posizioni senior, di “essere un agente” del partito di Kabila e di averlo aiutato a mantenere il controllo sul governo con la “rapina elettorale” del 2018. L’alleanza politica di Kabila ha negato, con un tweet, di avere qualcosa a che fare con la nomina di Malonda e ha affermato che la responsabilità della scelta spetta alla società civile e alle organizzazioni religiose.

Le rivolte scuotono il Paese almeno dal 24 giugno, quando diversi manifestanti sono scesi in strada per contestare anche le proposte di modifica della magistratura. Le riforme contestate dai manifestanti includono una serie di proposte per definire i poteri dei giudici. I critici ritengono che si tratti di uno stratagemma per mettere la museruola al potere giudiziario. Le proposte provengono dal Fronte comune per il Congo (FCC), una coalizione vicina a Kabila, che rimane una forza dietro le quinte della politica nazionale. Il capo della FCC, Nehemie Mwilanya, ha invitato alla calma “coloro che pensano di avere il monopolio del disordine e della violenza”. “Attenti!”, ha detto, “Dovete rendervi conto che tutti sanno come inizia, ma non come finisce”. Mwilanya ha poi fatto riferimento all’ “inazione” del ministro degli Interni, che proviene dal partito di Tshisekedi, affermando, senza nominarlo, che non riusciva a capire perché alcune persone seguissero la “politica della terra bruciata”. L’ex presidente del Parlamento, Aubin Minaku, una delle figure che sta dietro gli emendamenti proposti, ha dichiarato che “l’obiettivo della riforma è definire l’autorità che il Ministero della giustizia esercita sui giudici”. Il partito di Tshisekedi, tuttavia, ritiene che si tratti di uno stratagemma per “minare l’indipendenza della magistratura e aumentare il potere del Ministero della giustizia”. La coalizione Lamuka, dal canto suo, ha sottolineato che le proposte “assestano un colpo mortale al concetto di separazione dei poteri”.

Il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Tshisekedi, eletto a gennaio 2019, sta tentando di riportare la stabilità nelle regioni orientali del Paese, dove sono frequenti anche gli scontri armati tra vari gruppi etnici. Diversi membri delle milizie si sono arresi, sono stati catturati o sono rimasti uccisi ma la violenza persiste, soprattutto nella provincia di Nord Kivu, a Sud di Ituri.

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Chiara Gentili

di Redazione

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