Moldavia: scongiurata crisi di governo

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 12:55 in Europa Moldavia

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Il presidente della Repubblica della Moldavia, Igor Dodon, ha dichiarato venerdì 10 luglio che la coalizione di socialisti e democratici al governo, alla quale si è unito un deputato indipendente, gode della maggioranza ed è di nuovo operativa nel parlamento di Chisinau.

Il parlamentare Stefan Gackan aveva dichiarato giovedì 9 luglio di aver deciso di rimanere nel Partito socialista, smentendo, “per il momento”, l’intenzione di dimettersi. In precedenza Gackan aveva comunicato la sua intenzione di unirsi all’opposizione. Le affermazioni del parlamentare lasciavano intendere che la coalizione di socialisti e democratici, nonostante il sostegno del parlamentare indipendente Aleksand Oleinik, non avrebbe la maggioranza in parlamento.

“Ora abbiamo una maggioranza parlamentare – 50 deputati più uno, cioè i partiti della coalizione e un deputato indipendente, inoltre ci sono partiti dell’opposizione che stanno cercando di creare una coalizione. Il dialogo con i partiti dell’opposizione è possibile, ma non con il partito Șor e il gruppo Pro Moldova” – ha dichiarato il presidente Dodon in un intervento trasmesso in diretta sulla sua pagina Facebook.

Secondo il presidente, una crisi di governo è possibile solo se l’opposizione ottiene il numero necessario di voti per le dimissioni del gabinetto. Altrimenti, il governo di Ion Kiku lavorerà fino alle elezioni parlamentari anticipate, che si terranno la prossima primavera.

Lo scorso 6 luglio il premier Kiku aveva lamentato il continuo ostruzionismo delle opposizioni, affermando che il parlamento avrebbe dovuto essere sciolto.

La coalizione nel parlamento moldavo è stata costituita lo scorso marzo da democratici e socialisti. Oggi, tenendo conto del voto di Gatskan, il Partito socialista è rappresentato in parlamento da 37 deputati, il Partito democratico ha 13 seggi, ovvero la coalizione è composta da 50 parlamentari, cui si unisce l’indipendente Oleynik, che sostiene la coalizione dei socialisti filorussi e dei democratici pro-occidentali. Il parlamento della Moldavia è composto da 101 deputati; per formare la maggioranza sono necessari 51 voti.

La Moldavia ha goduto di governi relativamente stabili dall’indipendenza fino alle elezioni del 2014, in un’alternanza di coalizioni liberal-democratiche pro-occidentali e social-comuniste filo-russe. La coalizione di centro-destra vincitrice – per soli tre seggi – delle elezioni del 2014, tuttavia, non solo è entrata in aperto contrasto con il presidente Dodon, ma è stata caratterizzata da una continua litigiosità, tanto da condurre alla nomina di sei diversi primi ministri in 13 mesi. I restanti tre anni di legislatura, sotto il governo di Pavel Filip, sono stati marcati dalle vicissitudini giudiziarie dell’oligarca Vladimir Plahotniuc, leader del Partito Democratico della Moldavia, di cui Filip era esponente, accusato di traffico di droga sia in Russia che nella UE. Il voto del febbraio 2019 ha prodotto un parlamento frammentato ed è stato possibile formare un governo solo a seguito di un accordo tra il centro-destra filo-UE e i socialisti, dopo la fuga di Plahotniuc in Svizzera. La coalizione di centro-destra, tuttavia, è entrata in crisi a novembre e la premier Maia Sandu è stata costretta a dimiettersi. Da allora il Partito Democratico della Moldavia è tornato al governo, in coalizione con i Socialisti. 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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