L’Oman apre le porte alle compagnie di gas e petrolio

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 13:39 in Medio Oriente Oman

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Il Ministero del Petrolio e del Gas dell’Oman ha firmato un accordo con la società energetica svedese Tethys Oil, relativo ad attività di esplorazione e produzione nell’area Sud-occidentale del Sultanato.

In particolare, secondo l’accordo, raggiunto il 6 luglio, alla società svedese è stato concesso il blocco 58, pari a circa 4557 km quadrati, situato a cavallo del bacino omanita di Salt e il deserto di Rub Al-Khali, dove Tethys Oil avrà l’opportunità di svolgere studi di carattere geofisico e geologico, acquisizioni sismiche in 3D e trivellazioni in due pozzi. Nel caso in cui vengano trovati giacimenti e risorse accessibili, il contratto, al momento della durata di tre anni, si trasformerà in una licenza di produzione di 15 anni.

Sebbene non siano stati rivelati ulteriori dettagli, secondo alcuni, è chiaro che l’accordo dimostri la volontà di Muscat di espandere il proprio settore petrolifero e di gas. L’Oman, il maggiore produttore di petrolio del Golfo al di fuori dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC), dispone di riserve di idrocarburi definite, per la maggior parte, “mature”. Attualmente, il Sultanato produce circa un milione di barili di petrolio al giorno e oltre quattro miliardi di piedi cubi di gas. Il Paese, poi, esporta due terzi delle risorse petrolifere prodotte, mentre consuma i due terzi della produzione di gas. Tuttavia, il crollo dei prezzi del petrolio del periodo 2014-16 aveva costretto diverse compagnie petrolifere e di gas internazionali a lasciare il Paese. Da allora, Muscat ha lanciato diversi cicli di offerte per mettere all’asta concessioni di petrolio e gas.

L’accordo del 6 luglio si colloca, inoltre, in un quadro che vede l’Oman di fronte ad una serie di sfide di carattere economico e finanziario, derivate altresì dall’emergenza coronavirus e dal conseguente crollo dei prezzi del petrolio. Queste hanno spinto il sultano, Haitham bin Tariq, ad elaborare una strategia volta a rilanciare l’economia e ad aumentare i tassi di produzione del Sultanato, favorendo altresì nuove partnership con aziende che operano nel settore di gas e petrolio.

Per quanto riguarda il settore del gas, a detta del Ministero del Petrolio, il Sultanato ha registrato risultati notevoli. Uno degli ultimi progetti avviati riguarda la produzione di circa 1.5 miliardi di piedi cubi di gas, in collaborazione con la società britannica British Petroleum (BP). Quest’ultima, già nel settembre 2017, aveva annunciato l’avvio della produzione di gas dal giacimento di Khazzan, il sesto tra i maggiori progetti nel settore upstream della BP in Oman. A tal proposito, la compagnia britannica e Muscat hanno siglato un accordo valido fino al 2025, per l’acquisto di gas prodotto dal giacimento di Khazzan, che si stima includa riserve significative che collocano Muscat tra i produttori dell’industria globale del gas.

Sebbene all’industria del gas non siano stati risparmiati gli effetti del coronavirus, secondo alcuni esperti, Muscat potrebbe presto cominciare a beneficiare di tali partenariati, in un’ottica a lungo termine, ottenendo rendimenti che alimentino le casse dello Stato in modo sostenibile. Per tale motivo, l’Oman punta ad investire nel settore energetico, consapevole che è questo l’ambito che potrebbe consentire al Paese di aumentare le entrate e l’efficienza operativa, riducendo le spese future.

Anche secondo la British Petroleum (BP), Muscat rappresenta il maggiore produttore di petrolio in Medio Oriente al di fuori dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC). Tuttavia, l’agenzia di rating Moody’s ha posto la posizione creditizia del Sultanato tra le posizioni dei livelli ad alto rischio, declassando il Paese da Ba1 a Ba2. Ciò, è stato spiegato, è stato dovuto principalmente al calo della forza finanziaria del Paese, come dimostrato dall’aumento del debito pubblico e dalle deboli misure prese per sostenere tale debito. Già prima dello scoppio della pandemia, il debito nazionale era aumentato da soli 4 miliardi di dollari nel 2014 a circa 50 miliardi nel 2019, e Standard & Poor’s aveva previsto un deficit di bilancio per il 2022 all’8,7% del prodotto interno lordo. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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