La Serbia vieta i raduni di massa in seguito alle proteste

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 10:00 in Balcani Serbia

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Le autorità serbe hanno vietato, a partire dal 9 luglio, i raduni superiori a 10 persone nella capitale, Belgrado, dopo due notti di scontri violenti, il 7 e l’8 luglio, tra la polizia e migliaia di manifestanti che protestavano contro misure di restrizione a causa del coronavirus.

Ciò nonostante, già nella stessa giornata, migliaia di persone hanno sfidato il divieto appena imposto per protestare davanti al Parlamento. Tuttavia, al contrario dei giorni precedenti, il sit-in e tutte le altre manifestazioni organizzate in almeno altre due città serbe sono rimaste pacifiche, nonostante una grande presenza della polizia.

La prima ondata di proteste in Serbia si è verificata nella notte del 7 luglio, a causa delle dichiarazioni del presidente, Aleksandar Vucic, di voler reintrodurre un blocco totale nella città di Belgrado per contenere il picco di infezioni di coronavirus.

In tale occasione, un gruppo di manifestanti dell’opposizione ha fatto irruzione nel palazzo del Parlamento, oltrepassando un cordone della polizia e sfondando una porta, per essere poi respinto dalle forze dell’ordine. 

Durante le proteste, alcuni veicoli delle forze dell’ordine sono stati dati alle fiamme. Il direttore della polizia serba, Vladimir Rebic, ha comunicato alla televisione di Stato che gli scontri hanno lasciato feriti 118 poliziotti e diversi manifestanti, mentre altri 153 sono stati arrestati. 

In seguito a tali episodi, il 9 luglio, Vucic  ha ritrattato la propria decisione. Originariamente, in una conferenza stampa tenuta il giorno prima delle manifestazioni, il 6 luglio, il presidente serbo aveva annunciato di voler ristabilire il coprifuoco nella capitale dalle 18:00 alle 5:00 del 13 luglio, ma l’ondata di protesta che ha seguito tale dichiarazione lo ha portato a rivalutare la propria posizione. 

Tuttavia, ciò non ha fermato le manifestazioni pubbliche, le quali sono continuate a Belgrado trasformandosi in un generale rimprovero della gestione della crisi da parte di Vucic.

Parallelamente, l’8 luglio, il presidente serbo, ha accusato i servizi segreti stranieri di nascondersi dietro le proteste di “manifestanti di destra e pro-fascisti”, non precisando il nome di specifiche agenzie di intelligence, e ha sostenuto la gestione della situazione da parte della polizia. “Non permetteremo mai la destabilizzazione della Serbia dall’interno e dall’esterno”, ha affermato Vucic.

Sebbene le manifestazioni fossero iniziate come raduni pacifici e spontanei in cui i partecipanti indossavano le mascherine e rispettavano il distanziamento sociale, la situazione ha subito una violenta escalation quando un gruppo di estrema destra si è unito, introducendosi nell’edificio del Parlamento nazionale. Secondo Vucic, tali persone erano estremisti, e la loro protesta non era contro le nuove misure, ma contro i migranti, un accordo con il Kosovo, la rete 5G e il governo stesso. 

La Serbia, che conta una popolazione di circa 7 milioni di persone, ha riportato 17.342 casi di coronavirus e 352 decessi, secondo le statistiche della Johns Hopkins University. Tuttavia, nell’ultimo periodo si è verificato un picco di infezioni e, soltanto nella giornata del 7 luglio sono stati registrati 299 casi e 13 morti.

I critici del presidente serbo lo hanno accusato di aver revocato le precedenti misure di restrizione soltanto per tenere le elezioni parlamentari lo scorso 21 giugno, vinte poi dal Partito Progressista Serbo (SNS) di Vucic, cosa che quest’ultimo ha negato. 

Da parte loro, i partiti dell’opposizione hanno boicottato la votazione, accusando Vucic di aver sfruttato le misure restrittive messe in atto per arginare la pandemia per rafforzare quello che definiscono un “governo autocratico”, e invitando i propri elettori a non recarsi alle urne, sostenendo che le elezioni non fossero né eque né libere. Tuttavia, i dati sull’affluenza hanno rivelato l’insuccesso della campagna di opposizione, dato che il tasso di partecipazione è stato soltanto lievemente inferiore rispetto alla norma, ovvero di poco inferiore al 50%. 

L’opposizione incolpa altresì il presidente per l’aumento delle infezioni di Covid-19, in quanto il governo ha permesso che le partite sportive, le festività religiose, i partiti e le riunioni private riprendessero dopo aver revocato le restrizioni di emergenza lo scorso 6 maggio.

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Mariela Langone

di Redazione

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