Italia, immigrazione: sotto fermo amministrativo la Sea Watch 3

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 16:59 in Immigrazione Italia

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Le autorità italiane hanno sottoposto a fermo amministrativo la nave Sea Watch 3, dellomonima ONG tedesca, dopo che la Guardia Costiera ha rilevato alcune irregolarità di natura tecnica e operativa. Limbarcazione si trova attraccata al molo di Porto Empedocle, in Sicilia, e non potrà muoversi di lì fino a quando non saranno colmate le mancanze individuate.

La dichiarazione della Guardia Costiera, pubblicata giovedì 9 luglio su Twitter, ha sottolineato che le irregolarità emerse dallispezione hanno seriamente minacciato la sicurezza di quelli a bordo e che la nave deve risolverle prima di riprendere le operazioni.

Limbarcazione aveva recuperato, tramite tre operazione separate, avvenute tra il 17 e il 19 giugno, circa 211 migranti. Questi erano rimasti in mare per alcuni giorni, prima di essere portati in Sicilia e trasferiti, il 21 giugno, sulla nave italiana Moby Zaza, per trascorrere le due settimane di quarantena obbligatoria previste dalle normative sullemergenza coronavirus. Sottoposti ai test, 28 migranti erano risultati positivi al Covid-19. Il contagio, benché tenuto sotto controllo, ha cominciato a sollevare dubbi sul rispetto, da parte del personale della ONG, del protocollo anti-coronavirus. In particolare, le autorità hanno messo in discussione il rispetto delle regole non tanto nel momento del salvataggio quanto in quello dellinizio della missione, quando lItalia stava gradualmente uscendo dal lockdown e cominciando a riaprirsi. Le regole cui ha fatto riferimento la Guardia Costiera sono dunque quelle attinenti alla sicurezza della navigazione, alla protezione dellambiente nonchè alla tutela del personale navigante e degli stessi migranti.

La Sea Watch, appresa la notizia del fermo, ha così replicato su Twitter: “Ancora una volta si utilizza questo strumento per celare il vergognoso tentativo politico di fermare i soccorsi colpendo le ONG senza offrire alternative alla loro presenza”.

Il 7 maggio, la Guardia Costiera italiana aveva disposto il fermo amministrativo per altre due imbarcazioni umanitarie, la Alan Kurdi e la Aita Mari, citando sempre “irregolarità tecniche e operative” a bordo delle navi. Entrambe avevano soccorso un totale di circa 183 migranti, recuperati dal mare e sottoposti a quarantena sulla nave Rubettino, noleggiata dal governo e gestita dalla Croce Rossa. Le due organizzazioni umanitarie avevano dunque accusato le autorità italiane di interferire nelle loro operazioni, aumentando i rischi per la vita delle persone che decidono di attraversare il Mediterraneo. In particolare, il gruppo tedesco della Sea-Eye, che gestisce l’Alan Kurdi, aveva denunciato il sequestro come “grottesco”, affermando che la barca era appena tornata da un ciclo di riparazioni di cinque settimane. 

Il 7 aprile, l’Italia aveva chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non potevano essere più considerati sicuri a causa dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, aveva dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale, secondo la disposizione, avrebbe dovuto protrarsi fino al 31 luglio. La norma, nello specifico, riguardava “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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