Iraq: le ripercussioni dell’omicidio dell’esperto di terrorismo

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 11:56 in Iraq Medio Oriente

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L’omicidio di Hisham al-Hashemi, un noto esperto iracheno di sicurezza e terrorismo, oltre a suscitare il timore di ricercatori e giornalisti, pone una nuova sfida dinanzi al premier Mustafa al-Kadhimi.

Al-Hashemi, ricercatore nell’ambito della sicurezza, di affari strategici e gruppi estremisti, nonché uno specialista dello Stato Islamico e consigliere del governo iracheno in materia di antiterrorismo, è stato ucciso, il 6 luglio, a colpi di arma da fuoco, mentre si trovava nei pressi della propria abitazione a Baghdad. Al momento, sono ancora in corso indagini per individuare i colpevoli, ma è stato evidenziato come al-Hashemi fosse stato minacciato, poco prima della sua morte, da milizie filo-iraniane, viste le critiche rivolte in diverse occasioni contro tali gruppi e le dichiarazioni relative all’impunità con cui questi operano all’interno dei territori iracheni.

A tal proposito, secondo il quotidiano al-Arabiya, l’omicidio ha spianato la strada ad uno scontro aperto tra il premier al-Kadhimi e alcune fazioni filo-iraniane, definite da al-Hashemi “non statali”, in quanto si tratta di gruppi che operano in base ai propri interessi, senza talvolta rispettare i principi e la popolazione dell’Iraq. A tal proposito, l’episodio del 6 luglio si colloca in un quadro che vede il primo ministro promotore di operazioni volte a contrastare la presenza di gruppi armati filo-Teheran, come quella condotta il 25 giugno nel Sud di Baghdad, che ha portato all’arresto di circa 13 membri affiliati alle cosiddette Brigate di Hezbollah, accusate di essere responsabili di attacchi contro le strutture e basi statunitensi in Iraq.

Non da ultimo, al-Hashemi, secondo fonti interne al governo di Baghdad, prima della sua uccisione, aveva fornito consigli alle autorità irachene sui piani per limitare l’influenza delle fazioni filo-iraniane e portare i gruppi paramilitari minori sotto il controllo dello Stato. In tale quadro, dichiara al-Arabiya, al momento al-Kadhimi si trova di fronte ad una scelta, ovvero continuare a far fronte a tali milizie oppure ritornare indietro sui suoi passi, per evitare ulteriori vittime.

Non da ultimo, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, l’omicidio di al-Hashemi ha altresì suscitato maggiori preoccupazioni tra scrittori, ricercatori e giornalisti contrari all’influenza iraniana in Iraq. Dal canto loro, le autorità irachene per la sicurezza hanno esortato gli attivisti e scrittori iracheni in prima linea contro i gruppi filo-Teheran ad essere cauti e a denunciare qualsiasi minaccia ricevano. Stando alle dichiarazioni di un funzionario di Baghdad, il timore è che tali milizie possano rappresentare una minaccia maggiore a quella rappresentata dallo Stato Islamico. Per altri, invece, la presenza di una simile minaccia rappresenta una limitazione delle libertà della popolazione irachena. Nonostante ciò, sono numerosi gli iracheni scesi in piazza inneggiando slogan contro l’influenza dell’Iran e le Brigate di Hezbollah.

Da parte sua, il primo ministro al-Kadhimi si è più volte detto impegnato a perseguire gli autori dei molteplici attentati, contro gli USA e contro giornalisti ed attivisti, e a portarli davanti alla giustizia. Parallelamente, il premier ha intrapreso colloqui con Washington, nel quadro del cosiddetto “dialogo strategico”, in cui Baghdad si è detta disposta a salvaguardare le forze statunitensi che continuano e continueranno a sostare in Iraq e le loro basi e strutture. Dall’altro lato, gli USA hanno riferito che continueranno a ridurre il numero di soldati dalle basi irachene.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione

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