Impiegato dell’ufficio stampa di Merkel accusato di spionaggio per conto dell’Egitto

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 12:34 in Egitto Germania

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Un impiegato dell’ufficio stampa del governo tedesco è stato accusato di compiere atti di spionaggio per conto dell’intelligence egiziana, secondo un rapporto del Ministero federale dell’Interno di Berlino, reso pubblico il 9 luglio. Tuttavia, nella stessa giornata, un portavoce dell’esecutivo tedesco ha specificato che l’informatore non aveva accesso ad alcun dato sensibile, ma solo alle informazioni generali relative ad un programma che permette ad ogni legislatore di portare 50 persone dal proprio collegio elettorale per una visita parlamentare ogni anno.

Stando a quanto riferito dal ministro dell’Interno, Horst Seehofer, la presunta spia, non identificata, lavorava per l’ufficio visitatori della cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Nella relazione non è stato specificato quando l’informatore sia stato assunto per la prima volta dall’ufficio stampa federale, ma si ritiene che ciò sia avvenuto in seguito al superamento di un esame di ammissione, e al completamento di un periodo di formazione professionale di due anni. Nel dicembre 2019, quest’ultimo è stato licenziato dal suo incarico dopo essere stato presumibilmente scoperto a spiare per conto del governo egiziano, pratica che portava avanti già da diverso tempo.

Sempre il 9 luglio, tale rapporto è stato confermato dall’Ufficio del Procuratore Federale tedesco, il quale ha ribadito che l’uomo è stato accusato di spionaggio, e che l’indagine è ancora in corso. La polizia di Berlino ha perquisito casa e ufficio dell’imputato in diverse occasioni dal suo arresto.

Si ritiene che l’uomo sia stato incaricato di raccogliere informazioni sui cittadini egiziani che vivono in Germania, con particolare attenzione verso i sostenitori della Fratellanza Musulmana, e quelli attivi nei circoli cristiani copti. Di fatto, i membri di tali gruppi sono noti per essere molto critici nei confronti del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi.

A tal riguardo, il governo tedesco ha dichiarato che i servizi segreti del Cairo sono intensamente impegnati nel reclutamento di cittadini egiziani residenti in Germania, da ingaggiare come spie. In generale, le operazioni di reclutamento si verificano quando tali persone espatriate visitano missioni diplomatiche egiziane in Germania, o quando viaggiano di nuovo nel Paese nordafricano per visitare la famiglia.

Il portavoce della cancelliera Merkel, nonché capo dell’Ufficio stampa federale dove la presunta spia ha lavorato, Steffen Seibert, ha affermato che il proprio ufficio “non avrebbe commentato le indagini in corso o su questioni di personale”. 

In Egitto, in seguito al rovesciamento del governo guidato da Mohamed Morsi attraverso un colpo di Stato militare, il 3 luglio 2013, il nuovo presidente al-Sisi si è impegnato nella repressione sistematica della Fratellanza Musulmana, movimento di cui Morsi era membro. Tale obiettivo è stato portato avanti attuando politiche volte ad “eliminare” qualsiasi organizzazione gerarchica, in particolare quelle con una significativa capacità di mobilitare il sostegno della propria base e generare grande consenso pubblico.

Nello specifico, al-Sisi ha adottato due approcci principali per sopprimere la Fratellanza. In primo luogo, il presidente egiziano ha preso di mire le linee di comando all’interno del movimento per danneggiarne la leadership. In secondo luogo, per isolare la Fratellanza, al-Sisi ha sviluppato una narrazione che tenta di collegare il movimento all’islamismo violento, etichettandolo come una “organizzazione terroristica”.

Riguardo ai cristiani copti, invece, questi ultimi costituiscono il 10% della popolazione egiziana e, nonostante siano parte del tessuto sociale del Paese da secoli, rimangono oggetto di frequenti discriminazioni e persecuzioni, soprattutto dopo la rivoluzione araba del 2011. Inizialmente, i copti hanno accolto con favore l’arrivo di al-Sisi, sperando in un miglioramento della propria condizione. Tuttavia, dall’arrivo del nuovo presidente egiziano, l’8 giugno 2014, la loro oppressione è peggiorata, e i loro luoghi di culto sono diventati ancora di più il bersaglio di presunti gruppi islamisti, in particolare dei rami egiziani della Fratellanza Musulmana e dello Stato Islamico (ISIS), in cerca di vendetta per il sostegno dei copti ad al-Sisi.

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Mariela Langone

di Redazione

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