Haftar mette in guardia la Turchia: il sogno finirà

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 10:08 in Egitto Libia Turchia

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Mentre l’Egitto ha condotto esercitazioni militari al confine e la Turchia inviato ulteriori rinforzi, il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha messo in guardia Ankara da un eventuale attacco contro la città costiera di Sirte.

In particolare, al-Mismari ha affermato che, se le forze turche attaccheranno Sirte o la base di al-Jufra, il sogno di Ankara in Libia terminerà definitivamente, in quanto l’LNA, guidato dal generale Khalifa Haftar, è pronto a rispondere a qualsiasi offensiva. Le parole del portavoce giungono in un momento di particolare tensione nel Paese Nord-africano. Le forze del governo di Tripoli, le quali ricevono il sostegno della Turchia, mirano a prendere il controllo di Sirte e della base di al-Jufra, per poi proseguire gradualmente con la liberazione dei restanti territori meridionali ed orientali posti ancora sotto il controllo di Haftar.

In tale quadro, l’LNA ha riferito di aver monitorato i recenti movimenti di Ankara nei dintorni di Sirte, nonché l’arrivo di nuovi rinforzi, composti sia da convogli sia da gruppi di mercenari. In particolare, secondo quanto riferito il 9 luglio anche da gruppi di attivisti, veicoli militari e armamenti, giunti inizialmente presso l’aeroporto di Mitiga, sarebbero stati diretti verso la base di al-Watiya, conquistata dalle forze di Tripoli il 18 maggio. Non è chiaro che tipo di armamenti sia stato effettivamente fornito da Ankara, ma si presume che siano stati dispiegati sistemi di difesa aerea, in preparazione di una nuova battaglia che sarà condotta soprattutto nei cieli libici. Tra questi, il sistema S-125 Pechora, di tipo avanzato, acquistato di recente dall’Ucraina. Parallelamente, fonti del quotidiano al-Arabiya, hanno rivelato, il 9 luglio, che nuovi gruppi di combattenti sono giunti presso gli assi di combattimento nei dintorni di Sirte. Si tratterebbe di mercenari siriani, addestrati da Ankara, e di uomini appartenenti alla Brigata “Bab Tajura”, affiliata alle forze di Tripoli.

Nel frattempo, vi sono stati segnali di mobilitazione anche al confine egiziano. Il Cairo, il 6 giugno, aveva invitato l’esercito del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ed il suo alleato turco, a porre fine ai combattimenti, esortando altresì le parti impegnate nel conflitto ad allontanare le forze straniere dalla Libia. Diversi Paesi sia arabi sia europei avevano apprezzato la mossa egiziana, ma la Turchia e le stesse forze tripoline hanno ignorato una tale iniziativa. Ciò ha portato il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il 20 giugno, ad ordinare alle proprie forze aeree di prepararsi ad una eventuale operazione interna o esterna all’Egitto.

Non da ultimo, il 9 luglio, le forze armate egiziane hanno avviato un’esercitazione militare nei pressi del confine con la Libia e, nello specifico, nel distretto Nord-occidentale di Qabr Gabis. L’operazione, intitolata “Resolve 2020”, rappresenta un segnale di risposta all’annuncio di Ankara, dell’8 luglio, relativo a una esercitazione navale, dal nome “Navtex”, che avrà luogo in tre regioni distinte al largo delle coste libiche, chiamate Cakabey, Barbaros e Turgutreis, e vedrà la partecipazione di 8 navi militari e 17 aerei da guerra, volti a dimostrare le capacità turche nel controllo della regione sia per via aerea sia per via marittima. L‘esercitazione egiziana del 9 luglio ha visto altresì l’impiego di aerei da caccia multiruolo, i quali mirano a fornire copertura aerea alle forze in campo e a colpire forze armate “irregolari”, oltre alle loro postazioni e centri logistici. 

L’Egitto considera Sirte una linea rossa da non poter oltrepassare. La città occidentale, luogo di nascita del defunto Muammar Gheddafi e in seguito roccaforte dell’ISIS, è situata in una posizione strategica che collega l’Est e l’Ovest della Libia. Nello specifico, Sirte si trova a 300 km di distanza dalla costa europea e a metà strada tra la capitale, Tripoli, posta a Ovest, e Bengasi, la città principale della provincia di Barqa, a Est. L’Esercito di Haftar è riuscito a prendere il controllo della città il 6 gennaio 2020, entrandovi senza spargimento di sangue, vista la resa delle truppe tripoline e della popolazione locale.

In tale quadro, considerata la crescente mobilitazione nelle aree circostanti, la sala operativa del GNA posta alla protezione di Sirte e Jufra, ha dichiarato che le aree di Abu Qurayn, Al-Wishka e Buwairat Hasson sono ufficialmente una zona militare, in cui non è consentito alcuno spostamento. Inoltre, il comandante della suddetta sala operativa, Ibrahim Baytelmal, ha ribadito più di una volta che le forze GNA sono pronte ad entrare in Sirte, ma che sono in attesa degli ordini del premier tripolino, Fayez al-Sarraj.

Dal canto suo, la comunità internazionale continua ad esortare il GNA a sedersi al tavolo dei negoziati e a porre fine alle operazioni verso Sirte e Jufra. A tal proposito, il ministro degli Esteri tedesco, l’8 luglio, ha invitato le parti coinvolte nel conflitto a rendere Sirte e Jufra una zona smilitarizzata. Ciò rappresenterebbe un primo passo sulla strada verso il dialogo e la risoluzione politica della crisi libica, visto il peggioramento registrato negli ultimi sei mesi, a seguito della Conferenza di Berlino del 19 gennaio.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo 

di Redazione