Bolivia: la Procura generale accusa Evo Morales di terrorismo

Pubblicato il 10 luglio 2020 alle 9:39 in America Latina Bolivia

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La procura generale boliviana ha presentato un’accusa formale per presunti crimini di terrorismo contro l’ex presidente del paese, Evo Morales, che attualmente si trova in Argentina, in cui chiede la sua detenzione preventiva. L’accusa è stata emessa dalla Commissione dei procuratori anticorruzione  ha riferito lunedì l’Ufficio del procuratore generale dello Stato boliviano.

Evo Morales è indagato in quello che viene chiamato in Bolivia come “caso audio”, da una registrazione telefonica in cui una voce attribuita all’ex presidente esorta a bloccare le città durante il conflitto politico e sociale che ha attraversato il paese tra ottobre e novembre dell’anno scorso.

L’accusa per presunti crimini terroristici e finanziamenti terroristici si basa su una conversazione telefonica con il leader del sindacato dei coltivatori di coca, Faustino Yucra.

“Secondo le indagini, era evidente che l’ex capo di stato e il co-imputato Faustino Yucra hanno mantenuto la comunicazione tramite telefonate il 14 novembre 2019, da Città del Messico”, dove allora Morales era rifugiato “a El Torno” in Bolivia, secondo una dichiarazione della Procura.

“Apparentemente, in quella conversazione”, aggiunge la nota, “Morales avrebbe incaricato il leader del sindacato dei coltivatori di coca di commettere atti illegali durante le violenze verificatesi nel paese a partire dal 10 novembre 2019”, quando l’allora presidente ha annunciato le sue dimissioni, denunciando di essere costretto da un colpo di stato organizzato dalla destra. 

Un elenco di chiamate alle linee telefoniche di entrambi effettuate dall’Istituto di ricerca scientifica tecnica dell’Università di polizia della Bolivia mostra che Morales e Yucra avevano comunicato in almeno altre due occasioni tra il 12 e il 17 novembre 2019, secondo quanto riferisce la Procura.

Un’esperimento informatico ha permesso di trovare un video su Alejandro Yucra , figlio di Faustino. Il video che circolava sui social network e che include quell’audio, che è stato inviato dagli inquirenti boliviani al Corpo di indagine tecnica del ministero pubblico della Colombia, che ha concluso che esiste un’alta “probabilità di identificazione della voce “di Morales. La polizia colombiana, per via dell’esperienza maturata nella caccia ai narcotrafficanti, è considerata la più tecnologicamente avanzata della regione, in particolare in materia di intercettazioni e registrazioni audio.

L’audio include frasi quali: “Fratello, non entrare nelle città con il cibo, stiamo andando a bloccare, il blocco dev’essere vero”, che sarebbero state pronunciate da Morales.

Faustino Yucra è in detenzione preventiva in una prigione nella città boliviana di Santa Cruz dopo essere stato arrestato lo scorso aprile, con l’accusa di terrorismo e sedizione all’interno di questo stesso procedimento giudiziario, che si trova attualmente nella fase preliminare.

Morales, che ha fatto domanda di asilo politico in Argentina, deve affrontare diversi processi in Bolivia, dopo numerose denunce, alcune dello stesso governo ad interim boliviano, per il quale la Procura ha già inviato all’Interpol richiesta di arresto.

Evo Morales ha denunciato lo scorso novembre di essere stato costretto a lasciare il potere a causa di un colpo di stato tra le pressioni di militari e polizia, per privarlo della sua vittoria elettorale per un quarto mandato alle elezioni del 20 ottobre, in occasione delle quali si sarebbero verificate frodi e brogli elettorali. Il voto è stato annullato e Morales è stato costretto a dimettersi dopo quasi quattordici anni alla guida del paese andino.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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