Yemen: attacco Houthi contro un quartiere residenziale, vittime tra i civili

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 8:49 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno colpito, nella sera dell’8 luglio, un quartiere residenziale di Ma’rib, città situata a Ovest di Sana’a, con un missile balistico. L’attacco ha provocato morti e feriti civili, tra cui anche donne e bambini.

A riferirlo, il quotidiano al-Arabiya, basandosi sulle dichiarazioni di fonti locali e testimoni oculari, i quali hanno dichiarato che l’attacco ha altresì provocato ingenti danni all’area colpita. Circa il numero delle vittime, al momento risulta non essere ancora chiaro. In tale quadro, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, Turki al-Maliki, ha precisato, a seguito del bombardamento, che il missile ha colpito oggetti e soggetti civili del quartiere al-Sharaka ed ha evidenziato come i ribelli Houthi continuino a violare il Diritto internazionale e i “valori umani”, perpetrando attacchi in modo indiscriminato e mettendo in pericolo la vita di centinaia di civili innocenti, non solo in Yemen ma anche nei Paesi vicini. Per tale motivo, ha dichiarato al-Maliki, la coalizione continuerà ad impegnarsi per salvaguardare la sicurezza della popolazione yemenita e dell’intera regione, distruggendo le “capacità balistiche” dei ribelli.

L’episodio dell’8 luglio fa seguito all’annuncio del portavoce dei ribelli Houthi, Yahya Sarea, con cui è stato affermato che le sue milizie avrebbero condotto “una serie di operazioni” nei territori yemeniti. In realtà, la violenta escalation in Yemen ha avuto inizio già nella metà del mese di gennaio 2020 ed ha interessato prevalentemente i governatorati di Ma’rib, Jawf e Sana’a, dove le forze congiunte, formate da truppe dell’esercito yemenita e della coalizione saudita-emiratina, si sono impegnate a liberare i luoghi precedentemente conquistati dai ribelli, dirigendosi verso la capitale.

Da un lato, l’esercito yemenita mira a contrastare i ribelli Houthi su circa otto assi di combattimento presso la loro roccaforte Sa’ada, dove continua a condurre operazioni militari in collaborazione con le forze della coalizione. Dall’altro lato, i ribelli sciiti mirano a prendere il controllo delle risorse petrolifere di Ma’rib. Il primo marzo, gli Houthi sono riusciti ad occupare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Per i ribelli è stata una delle conquiste più rilevanti degli ultimi anni.

In tale quadro, nella sera dell’8 luglio, le forze congiunte hanno riferito di aver abbattuto un drone, presumibilmente lanciato dai ribelli Houthi, nei pressi di Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen. In tal caso, è stato sottolineato dalle forze yemenite, si tratta di una violazione delle disposizioni delle Nazioni Unite e del cessate il fuoco precedentemente stabilito. In particolare, dal 19 ottobre 2019, la Missione Onu ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio, con il fine ultimo di riportare la tregua nella regione occidentale. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area.

Il conflitto civile in Yemen è in corso da circa cinque anni. Questo è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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