Proteste in Serbia: Vucic ritira il blocco e accusa interferenze straniere

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 9:54 in Balcani Serbia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In seguito all’ondata di proteste scatenatasi nella notte del 7 luglio, a causa delle dichiarazioni del presidente serbo, Aleksandar Vucic, di voler reintrodurre un blocco totale nella città di Belgrado per contenere il picco di infezioni di coronavirus, il presidente ha ritrattato la propria decisione.

Originariamente, in una conferenza stampa tenuta il giorno prima delle manifestazioni, il 6 luglio, Vucic aveva annunciato di voler ristabilire il coprifuoco nella capitale dalle 18:00 alle 5:00 del 13 luglio, aggiungendo anche che i raduni all’aperto sarebbero stati limitati a un massimo di cinque persone a partire dall’8 luglio. 

Tuttavia, le proteste di migliaia di cittadini, riunitisi davanti al Parlamento di Belgrado, hanno portato a una rivalutazione della posizione del presidente serbo. In particolare, in tale occasione, la polizia ha sparato gas lacrimogeni e colpito i manifestanti, mentre questi ultimi hanno risposto lanciando pietre e bottiglie contro gli ufficiali, alcuni chiedendo le dimissioni di Vucic.

Gli scontri hanno lasciato feriti 17 manifestanti e 43 poliziotti, e altri 23 manifestanti sono stati arrestati, secondo il direttore della polizia serba, Vladmir Rebic.

Parallelamente, l’8 luglio, il presidente serbo, ha accusato i servizi segreti stranieri di nascondersi dietro le proteste di “manifestanti di destra e pro-fascisti”, non precisando il nome di specifiche agenzie di intelligence, e ha sostenuto la gestione della situazione da parte della polizia. “Non permetteremo mai la destabilizzazione della Serbia dall’interno e dall’esterno”, ha affermato Vucic.

Sebbene le manifestazioni fossero iniziate come raduni pacifici e spontanei in cui i partecipanti indossavano le mascherine e rispettavano il distanziamento sociale, la situazione ha subito una violenta escalation quando un gruppo di estrema destra si è unito, e si è introdotto nell’edificio del Parlamento nazionale.

Secondo Vucic, tali persone erano estremisti, e la loro protesta non era contro le nuove misure, ma contro i migranti, un accordo con il Kosovo, la rete 5G e il governo stesso. “Ieri sera, anche se alcuni hanno cercato di giustificarlo con la storia del coronavirus, abbiamo assistito a una protesta politica aggressiva non molto tempo dopo l’inizio delle proteste. Illegale, non annunciato alla polizia, di fronte a tutti i documenti legali”, ha dichiarato il presidente.

La Serbia, che conta una popolazione di circa 7 milioni di persone, ha riportato 17.076 casi di coronavirus e 341 decessi, secondo le statistiche della Johns Hopkins University. Tuttavia, nell’ultimo periodo si è verificato un picco di infezioni e, soltanto nella giornata del 7 luglio sono stati registrati 299 casi e 13 morti.

I critici del presidente serbo lo hanno accusato di aver revocato le precedenti misure di restrizione soltanto per tenere le elezioni parlamentari lo scorso 21 giugno, vinte poi dal Partito Progressista Serbo (SNS) di Vucic, cosa che quest’ultimo ha negato. 

Durante la campagna, il SNS ha organizzato raduni in cui le persone non indossavano mascherine protettive, e non osservavano le misure di distanziamento sociale. Inoltre, alcuni funzionari superiori del partito, incluso il consigliere del presidente, hanno contratto il virus dopo aver celebrato la vittoria elettorale in una piccola stanza, senza indossare maschere facciali.

Da parte loro, i partiti dell’opposizione hanno boicottato le elezioni, accusando Vucic di aver sfruttato le misure restrittive messe in atto per arginare la pandemia per rafforzare quello che definiscono un “governo autocratico”, e invitando i propri elettori a non recarsi alle urne, sostenendo che le votazioni non fossero né eque né libere. Tuttavia, i dati sull’affluenza hanno rivelato l’insuccesso della campagna di opposizione, dato che il tasso di partecipazione è stato soltanto lievemente inferiore rispetto alla norma, ovvero di poco inferiore al 50%. 

L’opposizione incolpa altresì il presidente per l’aumento delle infezioni di Covid-19, in quanto il governo ha permesso che le partite sportive, le festività religiose, i partiti e le riunioni private riprendessero dopo aver revocato le restrizioni di emergenza lo scorso 6 maggio.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Mariela Langone

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.