Malacca: trovato il corpo di un cittadino indonesiano a bordo di una nave cinese

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 16:18 in Cina Indonesia

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Le autorità indonesiane hanno trovato il corpo ibernato di un loro connazionale a bordo del peschereccio battente bandiera cinese Lu Huang Yuan Yu 117, il 9 luglio. Dopo aver ricevuto una soffiata sulla presenza di un cadavere a bordo, la polizia dell’Indonesiana ha affermato di aver individuato due navi cinesi sospette nello stretto di Malacca. Una volta ispezionate, a bordo di una delle due è stato trovato il corpo di un loro connazionale che, secondo una prima analisi, sembrerebbe essere stato vittima di un omicidio.

Il portavoce della polizia provinciale di Riau, Harry Golden Hart, ha affermato che la vittima era un 20enne indonesiano, il quale sarebbe stato torturato prima di morire e il cui corpo sarebbe stato conservato all’interno di un congelatore, dalla fine del mese di giugno scorso. Hart ha aggiunto che è ancora in corso l’autopsia per determinare la causa della morte. Nell’indagine per il decesso dell’uomo, le autorità hanno interrogato più persone di nazionalità cinese, indonesiana e filippina.

Secondo gli esperti in materia di traffico di esseri umani, l’industria ittica è costellata da casi di lavoro forzato e di lavoratori sfruttati, che spesso, oltre a non essere pagati, sono vittime di violenze e omicidi. In particolare, la maggioranza di questi lavoratori proviene dall’Indonesia e dagli altri Paesi del Sud-Est asiatico e lavora per compagnie cinesi. Quello odierno è stato l’ultimo di una serie di incidenti che, nel corso degli ultimi mesi, hanno coinvolto navi battenti bandiera di Pechino e lavoratori indonesiani.

Lo scorso giugno, ad esempio, due indonesiani, membri dell’equipaggio di un’altra nave cinese, si erano lanciati in mare per scappare alle terribili condizioni di violenza a cui erano stati sottoposti a bordo. I due uomini erano stati poi salvati da un peschereccio indonesiano e, proprio il 9 luglio, dopo aver dato notizia dell’ultima vittima, la polizia di Jakarta ha dichiarato di aver arrestato 9 persone in relazione a tale episodio.

Tuttavia è stato nel mese di maggio scorso che si sono verificati i casi più gravi di tale genere. Il 12 maggio è stato reso noto che i corpi senza vita di 3 indonesiani erano stati precedentemente gettati a mare da un’imbarcazione battente bandiera cinese dell’azienda Dalian Ocean Fishing, a bordo della quale, a detta di altri indonesiani, si verificavano atti di violenza e abuso nei confronti dei lavoratori.

A seguito di tale episodio, l’11 maggio, il ministro degli Esteri indonesiano, Retno Marsudi, dopo aver denunciato il trattamento subito dai propri connazionali a bordo della nave cinese come “disumani”, aveva richiamato l’ambasciatore cinese in Indonesia, Xiao Qian, per fornire spiegazioni su quanto avvenuto e per confermare che si fosse trattato di un caso di sepoltura in mare, avvenuto nel rispetto della legge internazionale. In tal caso, le autorità cinesi avevano offerto la propria collaborazione alle controparti indonesiane, ma, lo stesso ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, rispondendo al suo omologo, aveva respinto parte delle accuse di Jakarta rispetto al trattamento dei lavoratori indonesiani da parte delle compagnie cinesi, definendole contraddittorie.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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