L’UE potrebbe sostenere l’adesione all’euro di Croazia e Bulgaria

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 15:02 in Bulgaria Croazia Europa

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I funzionari dell’Eurozona sono pronti a far entrare la Croazia e la Bulgaria nel meccanismo ERM-2, una fase preliminare per l’adozione dell’euro come valuta nei prossimi tre anni, stando a quanto riportato da Reuters il 9 luglio. 

Tale mossa aprirebbe la strada al primo allargamento della zona euro dal 2015, quando il primo gennaio la Lituania ha aderito al blocco monetario, che attualmente conta 19 membri.

Riguardo ai nuovi candidati, i funzionari europei hanno riferito che una decisione verrà presa a breve, in seguito al sostegno finale da parte dei ministri delle Finanze dell’Eurozona e dell’UE, i quali si riuniranno in videoconferenza il 9 e 10 luglio.

Due fonti hanno affermato che la scelta definitiva sarà annunciata al di fuori dell’orario di mercato, probabilmente durante il fine settimana, per evitare speculazioni in tale ambito.

Tuttavia, i funzionari hanno comunicato che restano ancora alcune questioni minori da risolvere nelle prossime ore prima di prendere una decisione. Per tale motivo, l’annuncio potrebbe essere posticipato oltre il fine settimana, non potendo far deragliare la decisione di adesione al meccanismo di cambio dell’ERM-2.

Di fatto, una volta che i Paesi aderiscono a tale meccanismo, questi ne rimangono all’interno per circa due anni prima di iniziare i preparativi pratici per aderire alla zona euro, processo che dura circa un altro anno, rendendo il 2023 il momento effettivo di adesione alla moneta.

Il premier della Bulgaria, Boyko Borissov, ha confermato di aver richiesto l’ingresso del proprio Paese nell’Eurozona lo scorso 30 aprile. Tale notizia è emersa nel corso di un vertice telefonico tra Borissov e il presidente della Francia, Emmanuel Macron, il quale è stato ringraziato dal premier di Sofia per il sostegno ricevuto da Parigi in tale ambito già nel 2018, durante la presidenza bulgara del Consiglio dell’UE. 

La Bulgaria fa parte dell’Unione Europea dal 1° gennaio 2007 e della NATO dal 2004. Al momento del suo ingresso nell’UE, Sofia ha firmato anche la Convenzione di Schengen, il trattato dell’UE che regola l’apertura delle frontiere degli Stati membri dell’Unione, sebbene questo non risulti ancora entrato in vigore. Come la Bulgaria, anche la Romania, Cipro e la Croazia devono completare l’implementazione dei requisiti tecnici e normativi che vincolano l’entrata in vigore della Convenzione. Ciò fa sì che i 4 Paesi mantengano tuttora i controlli alla frontiera delle persone.  

Da parte sua, invece, il primo ministro croato, Andrej Plenkovic, ha reso nota la volontà del proprio Paese di aderire all’Eurozona il 30 ottobre 2017. In tale occasione, Plenkovic aveva sottolineato che Zagabria intendeva entrare nel meccanismo di cambio europeo ERM-2 entro i tre anni successivi, pur non ponendo un limite di data specifico.

Per quanto riguarda l’adozione dell’euro, l’UE prevede il raggiungimento di alcuni specifici requisiti per l’entrata di un nuovo Stato membro nell’eurozona. I criteri economici richiesti sono quattro. Il primo riguarda la stabilità dei prezzi, con una inflazione non superiore all’1,5% rispetto ai 3 Stati membri con la migliore percentuale in questo ambito. Il secondo è la sostenibilità delle finanze pubbliche, le quali non devono presentare un deficit di governo maggiore del 3% del PIL. In aggiunta, il debito pubblico non può essere superiore al 60% del PIL. Gli altri due requisiti per l’entrata nel blocco europeo sono la stabilità dei tassi di cambio e tassi di interesse a lungo termine che non devono essere superiori al 2% rispetto al tasso dei 3 Paesi che hanno la miglior percentuale a riguardo, in termini di stabilità di prezzi. 

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Mariela Langone

di Redazione

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