Libia: la calma prima della tempesta

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 15:18 in Africa Libia

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Da quando le truppe del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), si sono avvicinate alla città costiera di Sirte, le battaglie via terra presso i fronti di combattimento hanno assistito ad una relativa tregua. In realtà, secondo alcuni, si tratta di una calma momentanea, che fa pensare ad una nuova violenta escalation.

Secondo quanto affermato dal quotidiano Asharq al-Awsat, le minacce del governo di Tripoli e gli ingenti e sofisticati rinforzi inviati dalla Turchia preludono ad una “tempesta” che potrebbe cambiare le sorti della città costiera di Sirte e della base di al-Jufra, i due obiettivi principali dell’operazione lanciata dall’esercito tripolino, il quale mira a liberare progressivamente i territori meridionali e orientali posti ancora sotto il controllo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e del suo generale Khalifa Haftar. Tuttavia, un tale risultato, specifica il quotidiano, non potrà essere raggiunto senza un maggiore coinvolgimento di Ankara, considerata tra i principali fautori dei cambiamenti negli equilibri di potere degli ultimi mesi.

A tal proposito, secondo quanto riportato da al-Arabiya il 9 luglio, sulla base di fonti media libiche e attivisti locali, la Turchia ha inviato nuovi rinforzi militari presso la base di al-Watiya, attualmente controllata dalla forze tripoline. In particolare, come mostrato da alcune foto, è stato inviato un convoglio composto da veicoli militari carichi di armi e munizioni. Parallelamente, un aereo da carico turco, anch’esso con a bordo arsenale, è giunto presso l’aeroporto tripolino di Mitiga. Inoltre, stando alle informazioni fornite dai media turchi, Ankara si è detta pronta a installare nuovi sistemi di difesa aerea nei pressi di Sirte e delle zone libiche occidentali, tra cui anche i sistemi S-125 Pechora acquistati dall’Ucraina.

Tuttavia, secondo Asharq al-Awsat, la Turchia, al momento, sembra non avere fretta, e pare aver preso una strada simile a quella intrapresa a seguito della conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020, quando anche Ankara, almeno in un primo momento, si era impegnata a rispettare l’embargo sulle armi in Libia. Inoltre, vi sono anche altri fattori da considerare. In effetti, il GNA ha già provato in precedenza ad avvicinarsi a Sirte, ma, oltre alla “linea rossa” stabilita dall’Egitto, è stato altresì ostacolato dai combattenti situati nelle aree desertiche tra Sirte e Misurata e dai sistemi di difesa russi di tipo Pantsir, impiegati dalle forze di Haftar.

Tali combattimenti preliminari, che hanno portato l’esercito di Tripoli ad indietreggiare da Sirte, hanno messo in evidenza come le sorti della battaglia volta alla conquista della città costiera saranno, in realtà, determinate nei cieli, visto che la natura desertica dei territori rende complesse le battaglie via terra. A detta del quotidiano, tale consapevolezza ha portato la Turchia ad agire nelle ultime settimane, inviando sistemi di difesa di tipo Hawk, per difendere i territori sia occidentali sia centrali e per prevenire un attacco aereo proveniente da Sirte, e programmando l’invio di ulteriori velivoli.

A detta di Asharq al-Awsat, non è ancora chiaro se Ankara sarà effettivamente autorizzata a dispiegare un arsenale simile, ai sensi delle disposizioni e norme internazionali. Tuttavia, l’attacco contro la base di al-Watiya del 4-5 luglio scorso, a danno delle forze di Tripoli, ha messo in luce come il GNA non sia l’unico a disporre di assistenza militare proveniente dall’estero. A tal proposito, sebbene nessuna notizia sia stata ancora confermata, al-Watiya potrebbe essere stata colpita da Rafale, jet da combattimento posseduti da Egitto e Francia, o da Mirage 2000, un caccia multiruolo di costruzione francese.

Anche per quanto riguarda l’avanzata verso Sud, sottolinea il quotidiano, le forze tripoline sono state frenate dalle vaste aree desertiche e dalla necessità di una maggiore copertura aerea. Inoltre, è stato evidenziato, anche nelle regioni meridionali controllate da Haftar esistono delle linee rosse da non poter essere oltrepassate e che impediscono cambiamenti nella mappa delle aree di influenza. Ciò è stato messo in luce quando l’esercito di Tripoli ha provato ad avvicinarsi presso l’area di Mashru’ al-Dabawat, a 40 km di distanza da Brach, nella regione del Fezzan, ma è stato anche lì costretto a ritirarsi.

A tal proposito, alcune fonti affiliate al GNA hanno rivelato che la Francia ha schierato proprie forze nella Libia meridionale. Si tratta, però, di notizie non confermate e al momento non verificabili. Come sottolinea Asharq al-Awsat, Parigi avrebbe, però, un chiaro interesse nel difendere tali aree e prevenire la diffusione di gruppi come Al-Qaeda e l’ISIS nel vasto deserto libico, visti gli sforzi profusi nel contrastare le due organizzazioni nella regione africana del Sahel.

È dal 15 febbraio 2011 che la Libia assiste ad una fase di instabilità, che ha altresì causato la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno. I due schieramenti che si affrontano in diversi assi di combattimento sono il Governo di Tripoli e l’Esercito Nazionale Libico. Il GNA vede alla guida il primo ministro Fayez al-Sarraj e rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu e dalla comunità internazionale. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato, vi è il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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