Libano: i messaggi inviati dal comandante statunitense McKenzie

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 16:18 in Libano USA e Canada

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Il generale a capo del Comando centrale statunitense, Kennet F. McKenzie, si è recato in visita in Libano, l’8 luglio, dove ha ribadito il sostegno di Washington alle forze libanesi, impegnate nella difesa dell’indipendenza e della sovranità del Paese.

Si è trattato della quarta visita di McKenzie nel Paese mediorientale dal 2019, avvenuta in concomitanza con l’avvicinarsi del terzo anniversario dell’inizio dell’operazione lanciata dall’esercito libanese contro lo Stato Islamico, nell’area al confine siro-libanese. Nella giornata dell’8 luglio, il generale statunitense ha incontrato il presidente libanese, Michel Aoun, e l’ambasciatrice statunitense in Libano, Dorothy C. Shea, oltre a delegazioni diplomatiche e militari. Dal canto suo, Aoun ha accolto con favore la perdurante collaborazione tra le forze di Beirut e Washington. Tale partenariato è stato messo in luce altresì da McKenzie, il quale ha sottolineato la necessità di preservare la sicurezza, la stabilità e la sovranità libanese e di rafforzare ulteriormente la cooperazione militare tra i due Paesi.

Tuttavia, secondo fondi politiche, l’obiettivo della visita del generale statunitense è stato non solo sottolineare la perdurante cooperazione tra le due parti, ma altresì rassicurare il Libano sul sostegno che gli USA sono intenzionati ad offrire, nonostante le controversie all’interno del Congresso americano, dove è stata discussa diverse volte la possibilità di tagliare gli aiuti all’esercito libanese. McKenzie, dal canto suo, pur essendo stato definito una “voce riservata”, ha evidenziato come l’asse Washington-Beirut in campo militare sia essenziale per controbilanciare le capacità delle milizie di Hezbollah.  

Quest’ultimo, classificato come un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e da altri Paesi occidentali e arabi, è un attore rilevante all’interno del panorama politico libanese. Ciò gli avrebbe consentito, secondo alcuni, di preservare il proprio arsenale militare e di svilupparlo ulteriormente. Pertanto, alcuni analisti statunitensi ritengono che il continuo sostegno all’esercito libanese non possa dare i frutti sperati, considerando la crescente forza e influenza di Hezbollah.

Non da ultimo, è stato evidenziato come l’esercito libanese abbia precedentemente collaborato con Hezbollah in diverse situazioni e abbia chiuso un occhio su diverse sue attività ed operazioni. Per tale motivo, alcuni rappresentanti statunitensi affermano che è necessario porre fine al sostegno degli Stati Uniti. Tale proposta è stata appoggiata anche dal senatore repubblicano Ted Cruz, il quale ha proposto una riduzione del 20% dell’assistenza militare USA all’esercito libanese, a meno che Aoun non sia in grado di dimostrare che sta prendendo le misure necessarie per porre fine all’influenza di Hezbollah.

Il presidente libanese, altresì comandante in capo delle forze armate libanesi, è uno degli alleati politici più rilevanti di Hezbollah e ha ripetutamente difeso il partito nei fora regionali e internazionali, rendendo difficile credere che lui e il suo partito, il Free Patriotic Movement, possano effettivamente opporsi al possesso di armi da parte del cosiddetto “Partito di Dio”. Tuttavia, il disarmo di Hezbollah rappresenta una questione delicata, soprattutto in un momento in cui il Libano, colpito da una grave crisi economica e finanziaria, cerca il sostegno di donatori esterni. Inoltre, tale crisi ha avuto ripercussioni anche per l’esercito libanese, nel cui menù è stata eliminata la carne, in un’ottica di spending review.

In tale quadro, il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha dichiarato, nel corso di un discorso televisivo trasmesso nella sera del 7 luglio, che la politica perseguita dagli USA nei confronti del Libano è una politica di assedio e sanzioni, che non indebolirà Hezbollah, ma, al contrario, lo rafforzerà e renderà più deboli gli alleati di Washington. Parallelamente, l’ambasciatrice Shea è stata accusata di ingerenza negli affari interni libanesi, dopo che la stessa Shea aveva accusato il partito di aver ulteriormente danneggiato la stabilità e l’economia del Paese. “Rappresenti un Paese che ha intrapreso guerre nella regione e causato milioni di morti” sono state le parole di Nasrallah contro l’ambasciatrice, la quale, a detta di Hezbollah, avrebbe alimentato la rabbia della popolazione libanese contro il partito.

Beirut, tuttavia, continua ad essere tra i maggiori destinatari di aiuti statunitensi e Washington rappresenta il principale partner del Libano in materia di sicurezza. Dal 2006, gli Stati Uniti hanno fornito oltre $ 1.7 miliardi di aiuti, con il fine di rafforzare le capacità delle forze armate libanesi, destinate a proteggere i confini del Paese, contrastare le minacce interne e difendere il territorio nazionale. Ciò avviene altresì attraverso la fornitura di aeromobili ad ala fissa e ad ala rotante, munizioni, veicoli e operazioni di addestramento congiunte.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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