L’Australia sfida la Cina su Hong Kong: no all’estradizione ed estensione visti

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 18:22 in Australia Hong Kong

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Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha sospeso l’accordo di estradizione con Hong Kong e ha esteso i visti per circa 10.000 abitanti della città che si trovano già in Australia, a causa delle preoccupazioni per l’ingerenza della Cina nell’ex colonia britannica. 

Morrison ha affermato che il patto di estradizione è stato sospeso perché la nuova legge sulla sicurezza nazionale, approvata da Pechino per Hong Kong il 30 giugno, rappresenta “un cambiamento fondamentale delle circostanze”. Il primo ministro ha anche affermato che i visti di circa 10.000 cittadini di Hong Kong, che già vivono in Australia, saranno prorogati di 5 anni. Inoltre, a coloro che hanno un visto per studenti o di lavoro temporaneo sarà offerto un percorso privilegiato per ottenere la residenza permanente. “I cittadini di Hong Kong cercheranno di trasferirsi altrove, per iniziare una nuova vita”, ha dichiarato Morrison, senza specificare se l’Australia ha intenzione di approvare nuove misure a favore dell’immigrazione dall’ex colonia britannica. 

In tale contesto, l’8 luglio, la Cina ha inaugurato un ufficio per “salvaguardare la sicurezza nazionale” a Hong Kong, utilizzando un hotel vicino ad un luogo in cui si riuniscono i manifestanti che partecipano alle proteste contro l’ingerenza di Pechino. Tale struttura consentirà agli agenti dell’intelligence cinese di operare apertamente a Hong Kong per la prima volta dal momento del “ritorno alla Cina” dell’ex colonia britannica, nel 1997. Il compito sarà quello di supervisionare il rispetto della legge sulla sicurezza nazionale che è stata approvata il 30 giugno.  Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. 

Dalla sua applicazione, la legge ha portato alla prima accusa per incitamento alla secessione e al terrorismo il 3 luglio, quando è stato arrestato il 23enne Tong Ying-kit per aver colpito e ferito alcuni militari scagliandosi su di loro a bordo di una moto, esibendo un cartello con su scritto “Liberate Hong Kong, la rivoluzione della nostra epoca”, considerato sovversivo e separatista. Secondo alcune fonti, inoltre, nella stessa giornata, numerosi libri e i testi pro-democrazia sono stati ritirati dalle librerie dalle autorità locali affinché fossero “rivisti” alla luce della nuova legge. Molti proprietari di negozi ed esercizi commerciali che avevano esposti nei propri esercizi opere d’arte o cartelli pro-democrazia hanno deciso di rimuoverli mossi dalla paura. 

Hong Kong era già stata teatro di proteste popolari dal  31 marzo 2019, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per la prima volta per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente e frequenti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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