La guerra dei cieli in Libia: attacco ad Al Watiya

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 6:32 in Egitto Francia Libia

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I mezzi utilizzati per l’attacco aereo, condotto tra il 4 e il 5 luglio, contro la base di al-Watiya, controllata dalle forze di Tripoli, potrebbero rivelare il coinvolgimento militare attivo in Libia di Paesi come la Francia o l’Egitto. 

Secondo quanto riferito dal settimanale Arab Weekly, alcune fonti hanno confermato che gli aerei da guerra che hanno colpito al-Watiya, situata nella Libia occidentale, erano mezzi Rafale. I Paesi che possiedono questo tipo di aeromobile e si trovano nel raggio della base attaccata sono Francia ed Egitto. Le fonti hanno anche definito l’offensiva “una rapida risposta” alla visita del ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, a Tripoli, del 3 luglio. 

La presenza turca in Libia è causa di preoccupazione sia per il Cairo sia per Parigi, che hanno fortemente criticato Ankara per il proprio ruolo nel conflitto libico. L’Egitto ha minacciato di intervenire militarmente se le milizie di Tripoli, sostenute dalla Turchia, avessero tentato di avanzare verso Sirte. Il 20 giugno, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha affermato che Il Cairo aveva diritto, ai sensi della Carta delle Nazioni Unite, di avviare un’azione militare in Libia, al fine di proteggere i propri confini. Da parte sua, Parigi ha descritto le mosse turche come “inaccettabili”, sottolineando che non avrebbe permesso che ciò continuasse. 

Le tensioni tra Francia e Turchia sono aumentate a seguito all’incidente dello scorso 10 giugno, quando una nave da guerra turca aveva impedito a una delle imbarcazioni della missione europea volta a far rispettare l’embargo sulle armi imposto in Libia, l’Operazione Irini, di ispezionare una nave cargo sospetta. Questa era stata intercettata a largo delle coste libiche. Parigi ha considerato la condotta turca un atto ostile, secondo le regole di ingaggio della NATO. Dall’altra parte, Ankara ha negato di aver causato problemi alla fregata francese. In merito a tale vicenda, lo scorso 18 giugno, il segretario generale della NATO, Jens Stoltenbergaveva annunciato che l’Alleanza avrebbe avviato le indagini necessarie a ricostruire quanto avvenuto. 

In tale contesto, secondo Arab Weekly, il recente attacco aereo contro al-Watiya ha mostrato che le “linee rosse” nello spazio aereo sono diverse da quelle sulla terraferma. Anche se Francia e Egitto non sono intervenute militarmente con le proprie truppe di terra, questo non esclude un contributo tramite attacchi aerei. In effetti, i mezzi da combattimento e i droni militari della base colpita costituiscono una minaccia diretta per le unità dell’esercito di Tobruk dispiegate a Sirte, nella base di al-Jufra e nella Libia orientale. I siti web di notizie egiziane hanno pubblicato foto, senza data, di batterie e radar per missili Hawk, che secondo loro erano tra gli obiettivi colpiti nell’assalto effettuato tra il 4 e il 5 luglio. Sebbene i media turchi e del Qatar abbiano negato che ci siano state vittime dell’attentato, una fonte libica ha riferito che le incursioni hanno causato la morte di un numero non specificato di soldati turchi, che sono stati trasferiti all’ospedale della città di al-Jami. 

La base di al-Watiya, definita strategica per la propria posizione, era considerata una delle maggiori roccaforti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e del suo generale, Khalifa Haftar, nell’Ovest libico. Successivamente, il 18 maggio, le forze di Tripoli erano riuscite a prenderne il controllo e a stabilirsi nell’area in modo indisturbato, fino all’attacco avvenuto nella notte tra il 4 e il 5 luglio. La mattina successiva, il governo di Tripoli ha accusato “una forza aerea straniera” di aver bombardato la base, senza fornire ulteriori dettagli sull’identità dei velivoli o sui bersagli colpiti. Ibrahim al-Darsi, membro del parlamento di Tobruk, ha affermato che “gli attacchi aerei sono stati lanciati da forze a noi molto note” e ha aggiunto che l’assalto era “un messaggio chiaro e costituiva uno schiaffo forte e doloroso al presidente turco Recep Tayyip Erdogan e i suoi delegati in Libia, in particolare il governo delle milizie guidato da Fayez al-Sarraj”.

In un’intervista telefonica con Arab Weekly dalla Libia orientale, al-Darsi ha affermato che i raid “confermano che l’arena libica non è vuota, ma comprende forze che hanno la capacità di colpire duramente ovunque e in qualsiasi momento”. Secondo il deputato, il tempismo degli attacchi è un avvertimento diretto per Erdogan e gli ricorda che le “linee rosse” non devono essere superate, specialmente a seguito delle notizie relative ai preparativi per un attacco contro la città di Sirte e la base di al-Jufra. Il 3 luglio, il ministro della Difesa della Turchia Akar, rivolgendosi ai soldati turchi in Libia, aveva affermato che il sogno di Haftar di controllare tutta la Libia non era stato realizzato, grazie agli sforzi delle truppe turche, che hanno cambiato gli equilibri di potere ed eliminato tale minaccia. Lo stesso giorno, il generale di Tobruk ha risposto con un messaggio in cui affermava che era ancora presente e fermamente in piedi. Appena 24 ore più tardi, la base di al-Watiya è stata presa d’assalto. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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