La Cina tende la mano agli USA, tre vie da seguire

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 14:51 in Cina USA e Canada

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Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha fornito tre direzioni da seguire per migliorare le relazioni sino-americane, il 9 luglio, durante l’evento “Stay on the right track and keep pace with the times to ensure the right direction for China-US relations” del China-U.S. Think Tanks Media Forum, organizzato anche con la partecipazione di Henry Kissinger, ex Segretario di Stato americano dal 1973 al 1977.

Durante l’evento, Wang ha precisato che le relazioni sino-americane si trovano difronte al momento più ricco di sfide dall’allacciamento delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, il primo gennaio 1979, quando Washington spostò la propria ambasciata da Taipei a Pechino. A detta di Wang, alcuni americani stanno facendo il possibile per inquadrare la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come un nemico ma ciò è particolarmente rischioso perché il futuro delle relazioni sino-americane non riguarderà solo le sorti dei rispettivi popoli, bensì quelle del mondo e dell’umanità interi.

Il ministro cinese ha indicato tre questioni su cui focalizzarsi per garantire un legame a lungo termine stabile tra i due Paesi. Innanzi tutto, Pechino e Washington non devono tentare di trasformarsi reciprocamente ma devono cercare una coesistenza pacifica tra sistemi e civiltà diversi, abbandonando l’idea che la via del socialismo dalle caratteristiche cinesi possa rappresentare una minaccia al modello occidentale. In secondo luogo, Wang ha confermato che la politica della RPC verso gli USA non è cambiata nell’intenzione di portare avanti rapporti bilaterali positivi e che il Paese asiatico non vuole sfidare, sostituirsi o entrare in conflitto con Washington. D’altro canto, è però necessario che gli USA capiscano che non possono continuare a portare avanti un atteggiamento aggressivo, denigratorio e di interferenza negli affari interni di Pechino impunemente. Infine, la Cina e gli USA, a detta del ministro, devono tener conto della storia delle loro relazioni che le ha viste più spesso collaborare anziché antagonizzarsi, rifuggendo l’idea proposta da molti che Washington sia stata danneggiata dalla sua collaborazione con la Cina considerando, invece, i vantaggi e i benefici reciproci tratti dalle relazioni bilaterali .Tenendo a mente questi tre concetti, Wang ha delineato altrettante vie da seguire per il miglioramento delle relazioni bilaterali.

La prima è quella dell’attivazione e dell’apertura di tutti i canali di dialogo di cui dispongono le parti. I sospetti degli USA nei confronti della Cina sono stati definiti irragionevoli ed esagerati, e si ritiene possano essere risolti solamente con il dialogo e la comunicazione, che al momento è in una fase di stallo.

La seconda, che coinvolge anche i centri di ricerca e think thank, è quella di redigere una lista dettagliata dei contatti bilaterali, partendo da un elenco di ambiti in cui è possibile e necessario cooperare, individuando poi una serie di dialoghi da avviare per affrontare le dispute esistenti e, infine, individuando chiaramente quei problemi su cui è difficile giungere ad un compromesso.

La terza via è poi quella di lanciare la cooperazione sino-americana per fronteggiare la pandemia. La RPC si è detta disponibile a condividere con gli USA la propria esperienza e le proprie informazioni in merito a diagnosi, trattamento, ricerca di vaccini e ripresa economica. Per questo, però, è necessario che gli USA interrompano i tentativi di politicizzazione della pandemia con i quali hanno finora lanciato duri attacchi alla RPC.

 Le relazioni tra Washington e Pechino si trovano in uno stato di conflittualità su più fronti che lo scorso 8 luglio ha spinto molti accademici cinesi ad affermare addirittura che Washington stia lanciando una guerra fredda contro Pechino. In particolare, una ricerca pubblicata dall’Istituto Chaoyang per gli Studi finanziari dell’Università Renmin di Pechino ha rivelato che  62 su 100 ricercatori cinesi ritengono che ci siano i presupposti per una guerra fredda contro la Cina ma  il 90% degli intervistati è altresì sicuro che Pechino potrebbe reggere l’impatto di un’offensiva idi tale genere da parte degli USA

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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