La Cina accoglierà gli inviati OMS per scoprire le origini del coronavirus

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 10:08 in Cina USA e Canada

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Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha dichiarato l’8 luglio che la Repubblica Popolare Cinese (RPC) continuerà a sostenere scienziati di ogni Paese nella ricerca delle origini e nello studio della diffusione del coronavirus, sotto la guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

In merito all’annuncio dell’abbandono dell’Organizzazione da parte degli USA del giorno precedente , Zhao ha affermato che si è trattato dell’ennesimo esempio di unilateralismo promosso da Washington, nonché della sua tendenza a non rispettare i propri impegni. In particolare, secondo Zhao, le azioni americane danneggeranno gli sforzi globali nella lotta alla pandemia e avranno un impatto negativo soprattutto sui Paesi in via di sviluppo. Per tali ragioni, la RPC ha invitato gli USA ad assumersi le responsabilità che le spettano, in quanto potenza mondiale.

Lo scorso 7 luglio, il direttore esecutivo del Programma per le Emergenze dell’OMS, Mike Ryan, ha annunciato che due esperti dell’Organizzazione si recheranno nella RPC i prossimi 11 e 12 luglio per condurre indagini che daranno risposta alle necessità di conoscenza sul coronavirus, per affrontare i rischi futuri. I due funzionari dell’OMS avranno il compito di porre le basi per l’investigazione internazionale sulle origini del coronavirus, di cui non è stata ancora comunicata una data d’inizio, e incontreranno le proprie controparti all’interno del Ministero della Scienza e della Tecnologia e della Commissione nazionale per la Salute della RPC. Il focus della missione sarà quello di capire come il virus si sia trasmesso dagli animali agli esseri umani per poi diventare una pandemia.

Nella stessa giornata del 7 luglio, l’OMS ha anche annunciato che gli Stati Uniti si ritireranno ufficialmente dall’agenzia Onu il prossimo 6 luglio 2021, dopo aver interrotto il proprio contributo economico di circa 450 milioni di dollari annui. Lo scorso 29 maggio, il presidente americano, Donald Trump, aveva annunciato che gli Stati Uniti interromperanno i propri legami con l’Organizzazione per la sua cattiva gestione del coronavirus e il suo mancato, ma necessario, processo di riforma, richiesto dagli USA. Dall’inizio della pandemia, il presidente americano si è più volte scagliato contro l’OMS, accusandola di essere eccessivamente influenzata della RPC, della quale, a sua detta, avrebbe sostenuto la campagna di disinformazione sul coronavirus, anche chiamato “il virus cinese”.  Oltre a questo, vari funzionari americani a più livelli hanno insinuato più volte che il virus sarebbe stato creato e poi uscito da un laboratorio cinese.

Da parte sua, la Cina ha respinto tutte le accuse americane, precisando che Pechino ha informato Washington sul coronavirus sin dal 4 gennaio scorso e alcuni funzionari cinesi hanno controbattuto alle accuse americane, alludendo al fatto che il coronavirus potrebbe essere stato portato in Cina dallo stesso esercito americano a Wuhan, luogo in cui si è originato. Il 18 maggio scorso, durante la 73esima sessione dell’Assemblea mondiale della Sanità dell’OMS alla presenza di 130 Paesi, il presidente cinese, Xi Jinping, aveva annunciato che il proprio Paese erogherà all’agenzia 2 miliardi di dollari in due anni, per sostenere la risposta globale alla pandemia e lo sviluppo socio-economico nei Paesi affetti, soprattutto in quelli in via di sviluppo. La cifra corrisponderebbe al totale del budget annuale dell’organizzazione per il 2019 e rappresenterebbe un drastico aumento della partecipazione cinese, che era stata finora di circa 40 milioni annui.

Nello scenario di tensioni sino-americane legate al coronavirus, lo scorso 18 luglio, l’OMS ha adottato una risoluzione con cui è stato dato l’avvio all’indagine indipendente sulle origini del coronavirus, la quale partirà presumibilmente dalla città cinese di Wuhan. 

Il coronavirus si è originato nella RPC dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato provvisoriamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV” e poi chiamato ufficialmente: “Covid-19”, l’11 febbraio. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo.  Al momento, a livello globale 12.043.922 persone hanno contratto il coronavirus e 549.534 ne sono morte. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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