Italia e Spagna: interessi comuni ma no a Fronte meridionale

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 10:02 in Italia Spagna

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Con un programma parallelo che li porterà a viaggiare la prossima settimana a Berlino, L’Aia e Stoccolma, il presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez, e il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, hanno ribadito mercoledì 8 luglio, in occasione di un vertice alla Moncloa, le loro posizioni sul fondo europeo per la ricostruzione e sulla necessità che 500.000 dei 750.000 milioni previsti nella proposta iniziale della Commissione europea costituiscano aiuti diretti ai paesi più colpiti dal coronavirus, come la Spagna e l’Italia. Una posizione che il giorno precedente Giuseppe Conte aveva discusso a Lisbona con l’omologo portoghese António Costa.

Sánchez e Conte si sono impegnati in intense azioni negoziali prima della decisiva riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 luglio, e nei prossimi giorni incontreranno la cancelliera tedesca Angela Merkel, il primo ministro olandese Mark Rutte e il premier svedese Stefan Löfven, dopo aver visitato il Primo Ministro portoghese, António Costa, in giorni consecutivi, Sánchez lunedì 6  e Conte martedì 7 giugno.

Tuttavia, nonostante questi primi movimenti, l’appuntamento con il Portogallo e l’incontro bilaterale a Madrid, Sánchez e Conte respingono una divisione tra i paesi del nord e del sud, simile a quella avvenuta nella crisi economica del 2008. Non esiste una visione “mediterranea” difesa da Spagna, Italia, Portogallo e anche Francia  ma piuttosto rafforzare l’unità di intenti – spiegano fonti dell’Esecutivo spagnolo. Non è “un fronte meridionale”, ha detto Conte, perché “è condiviso da molti altri paesi”. In effetti, c’era una proposta presentata da Germania e Francia per un fondo per la ricostruzione che era in linea con quanto chiedevano gli spagnoli e gli italiani, tanto che Roma e Madrid si sono dette favorevoli immediatamente, “ma ci sono anche paesi dell’Europa settentrionale e centrale che la sostengono” –  ha ricordato Sánchez.

Non è un dibattito su come agire, ma sulla validità o meno dell’azione europea – hanno chiarito i due premier. La discussione sorge dal fatto che i cosiddetti “paesi frugali”, Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca, chiedono che il fondo di recupero sia articolato mediante crediti a condizioni precise. Conte ha assicurato che non è possibile “mettere in discussione la risposta straordinaria e diretta a una crisi straordinaria”. In questo senso, i due leader hanno difeso che “non possiamo negoziare al ribasso la proposta della Commissione, che è equilibrata, utile”, in riferimento a fondi e aiuti per 500 miliardi. Per ora, ha spiegato Sánchez, “l’Europa ha risposto solo tramite prestiti, ecco perché è così importante che i trasferimenti per 500 miliardi vengano mantenuti”.

Con questo obiettivo, Sánchez e Conte hanno pianificato il loro tour delle capitali europee. Il Primo Ministro italiano ha assicurato che devono trasmettere un “messaggio forte”, che “non possiamo essere cauti ma audaci affinché ci sia una risposta forte”. Ciò che è in gioco, ha spiegato, è “il mercato unico”, indipendentemente dal fatto che desideriamo o meno un’Europa “competitiva” delle economie sane. Una risposta che deve essere prodotta “adesso”, nel vertice del 17 e 18 luglio, in modo che un nuovo negoziazto non la diluisca. Preservare il mercato unico, ha sottolineato il leader spagnolo, “è nell’interesse di tutti” perché anche i paesi ad oggi riluttanti “ne traggono benefici”.

Il presidente spagnolo è intervenuto in sostegno di Conte, interrogato dai giornalisti sull’eventuale ricorso dell’Italia al MES, il meccanismo europeo di stabilità, concepito come un fondo di salvataggio. Sánchez ha sottolineato che questi strumenti dovrebbero essere de-drammatizzati. “Ciò che non ha senso è che li creiamo e poi ci vergogniamo di usarli” – ha affermato il premier spagnolo. La Spagna ha sempre negato che intende avvalersi di questi crediti, ma oggi il presidente lo rende condizionato all’evoluzione della pandemia durante il prossimo semestre. “Speriamo di non essere costretti a usarlo perché ciò significherà che la pandemia si è placata” – ha concluso.

Ancora in attesa dell’approvazione di alcuni paesi, Sánchez ha sottolineato che il MES è “una linea precauzionale senza condizionalità che si riferisce alle spese sanitarie per salvare vite umane”, quindi “non possiamo minimizzare o frivolizzare l’entità della pandemia”.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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