Il dramma boliviano delle morti in strada persiste, senza diagnosi o sepoltura

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 6:10 in America Latina Bolivia

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Il dramma dei morti in strada con sintomi di COVID-19, di cui la maggior parte ancora non sepolti e molti altri non confermati, continua nelle città boliviane, rendendo ancor più evidente il collasso sanitario e l’insicurezza sociale generata dalla pandemia.

“Siamo in una situazione molto delicata perché le morti sono in aumento e abbiamo sempre meno personale per raccogliere i corpi e prelevare campioni in modo tempestivo”, ha dichiarato ai media locali Rubén Castillo, direttore del centro di epidemiologia del dipartimento di Cochabamba.

Il funzionario ha dipinto un quadro di drammi familiari e carenze istituzionali all’interno del distretto che esemplifica al meglio la situazione di collasso delle principali città boliviane.

A Cochabamba, il dipartimento a cui appartiene la regione di Chapare, produttrice di coca, a partire da domenica scorsa erano stati confermati 4.199 casi di COVID-19 (l’11% del totale nazionale), inclusi 282 decessi (20%). Tuttavia, secondo le autorità locali il bilancio effettivo potrebbe essere ben più alto.

“A partire da questa mattina abbiamo 180 corpi in attesa dei risultati di laboratorio negli ospedali, nelle imprese di pompe funebri e nelle case private”, ha dichiarato Castillo lunedì.

Questa situazione ha rivelato l’incapacità del sistema di prevenzione di rilevare la maggior parte delle infezioni di COVID-19 prima che i pazienti perdano la vita a causa del virus.

Il funzionario ha dichiarato che solo sabato scorso sono state segnalate più di 40 morti nelle case di Cochabamba, mettendo in difficoltà le autorità sanitarie, la polizia e il personale giudiziario incaricato di raccogliere i corpi.

“Prima avevamo cinque brigate, ma ora ce ne sono solo due, perché il resto è stato infettato o messo in isolamento”, ha lamentato Castillo.

In alcuni casi, le brigate raccolgono i corpi di presunte vittime di COVID-19 lasciati sulla strada da persone sconosciute, come è successo lunedì in una piazza della periferia di Cochabamba.

Questi problemi hanno anche reso difficile la raccolta di campioni dal defunto, una procedura che, secondo il funzionario, dovrebbe essere svolta fino a sei ore dopo la morte.

I rappresentanti delle imprese di pompe funebri hanno dichiarato di avere ancora circa 40 sepolture in sospeso dalla scorsa settimana, quando il cimitero principale di Cochabamba è stato chiuso per tre giorni a causa di una protesta dei suoi lavoratori che chiedevano migliori misure di sicurezza sanitaria.

Situazioni simili sono state segnalate in altre città, come La Paz, dove almeno due persone presumibilmente infettate da COVID-19 sono morte nell’ultima settimana alle porte degli ospedali pubblici dove gli era stata negata assistenza per mancanza di posti letto.


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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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