Coronavirus in Italia: negato l’ingresso a 112 cittadini del Bangladesh

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 16:12 in Bangladesh Italia

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Ad oltre 100 cittadini del Bangladesh, arrivati all’aeroporto di Roma l’8 luglio dal Pakistan, è stato rifiutato l’ingresso nel Paese. Il ministro della Salute italiano ha chiesto all’Europa di applicare misure più restrittive per gli arrivi dall’estero. 

I 112 cittadini Bangladesh erano tra i 205 passeggeri che sono sbarcati nella capitale italiana, l’8 luglio, da un volo della Qatar Airways che era partito dal Pakistan e si è fermato a Doha, in Qatar. Un portavoce dell’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino ha dichiarato che il gruppo non è stato autorizzato a sbarcare ed è stato rimandato indietro. Gli altri passeggeri, invece, sono stati testati per il coronavirus e messi in quarantena.

Il 7 luglio, l’Italia ha sospeso i voli dal Bangladesh, dopo che almeno 37 passeggeri a bordo di un volo charter, atterrato il 6 luglio, sono risultati positivi al virus all’arrivo a Roma. L’Italia continua ad essere in stato di allerta per il COVID-19 e le autorità sanitarie stanno monitorando le comunità di immigrati del Bangladesh, dopo che un gruppo di circa una decina di persone è stato infettato da un lavoratore tornato di recente a Roma dal Paese asiatico. Il Bangladesh ha ufficialmente registrato oltre 172.000 casi di COVID-19 e i decessi sono oltre 2.200, secondo i dati della Johns Hopkins University. A metà giugno, i principali ospedali statali del Bangladesh sono stati travolti dall’emergenza e molti pazienti critici non hanno avuto accesso ai trattamenti sanitari necessari. 

A proposito degli ingressi dall’estero, il 7 luglio, il Ministro della Salute italiano, Roberto Speranza, ha esortato l’Unione Europea a rafforzare le misure per impedire alle persone infette di arrivare nell’UE e ha dichiarato che l’Italia non sprecherà i sacrifici che la propria popolazione ha portato avanti per contenere il virus nel Paese. In una lettera al commissario europeo per la Salute, Speranza ha proposto “nuove rigorose misure precauzionali” per gli arrivi extra-UE che “garantiscano in modo più efficiente l’obiettivo di contenere la diffusione del contagio causato da cluster stranieri”. Allo stato attuale, l’Italia rifiuta l’ingresso ai passeggeri provenienti da 14 paesi extra-UE, insistendo sulla necessità di imporre una quarantena preventiva.

Non è permesso l’ingresso in Italia in alcuni casi specifici. Il primo è in caso di diagnosi di positività al coronavirus nei 14 giorni precedenti al viaggio o la presenza anche di uno solo dei sintomi rilevanti, negli 8 giorni precedenti il viaggio. Non è permesso l’accesso anche in caso di contatto stretto, meno di 2 metri per più di 15 minuti, con un caso positivo confermato di COVID-19 nei 14 giorni precedenti il viaggio. Inoltre, un altro caso che impone limitazioni sono le persone che hanno soggiornato, nei 14 giorni anteriori all’ingresso in Italia, in Stati o territori esteri diversi da Stati membri dell’Unione Europea. L’Italia, il 7 luglio, ha registrato altri 193 casi positivi al COVID-19 al suo bilancio ufficiale, con circa 49 casi nella regione dell’Emilia-Romagna. Le autorità sanitarie hanno identificato un gruppo di almeno 42 casi presso un’azienda nell’area di Parma. Altre 15 persone sono morte a causa del virus, nelle 24 ore precedenti al 7 luglio, 12 delle quali nella Lombardia, portando il bilancio delle vittime ufficiale in Italia a 34.914.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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