Afghanistan: attacco con autobomba mentre procedono i negoziati

Pubblicato il 9 luglio 2020 alle 18:05 in Afghanistan Asia

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Un’autobomba è stata fatta esplodere, la mattina del 9 luglio, presso un checkpoint nella provincia orientale di Vardak, poco distante da Kabul. Intanto, i talebani hanno fornito una nuova lista di prigionieri da liberare. 

La notizia è stata riportata dal quotidiano locale, Tolo News, che cita Mohibullah Sharifzoy, portavoce del governatore provinciale. Non è ancora chiaro se l’attacco abbia causato vittime o danni alla struttura. Al momento, inoltre, nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. 

Lo stesso giorno, i talebani hanno consegnato un nuovo elenco di 592 detenuti di cui chiedono la liberazione da parte del governo afgano. Al momento, Kabul ha rilasciato 4.019 prigionieri e i militanti islamisti ne hanno rilasciati, invece, 737. A tale proposito, il governo afghano ha rivelato uno dei motivi principali alla base del ritardo nell’avvio dei negoziati intra-afgani è proprio la questione dei prigionieri, affermando che Kabul ha deciso di non rilasciare 597 detenuti dei 5.000 che dovevano essere liberati a seguito della sottoscrizione dell’accordo tra USA e talebani. La ragione è che questi prigionieri non sono solo affiliati ai talebani, ma presumibilmente colpevoli di gravi crimini “morali”. La lista fornita dai militanti islamisti, il 9 luglio, dovrebbe sostituire proprio questi individui. 

In ogni caso, nonostante gli sforzi diplomatici interni e regionali, l’Afghanistan continua ad essere sconvolto dalle violenze. L’esplosione di una mina lungo una strada, nella provincia orientale di Ghazni, ha causato la morte di un ufficiale di polizia, la mattina dell’8 luglio. Lo stesso giorno, un attentato suicida ha colpito il quartier generale della polizia di Kandahar. L’Afghanistan è caratterizzato da un clima di instabilità da decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. 

Le truppe statunitensi, nel 2001, si sono installate nel Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda, durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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