USA: nuove misure contro i funzionari cinesi coinvolti in Tibet

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 11:39 in Tibet USA e Canada

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L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l’imposizione di restrizioni di viaggio per i funzionari cinesi coinvolti nella formulazione o esecuzione delle politiche di accesso al Tibet.

Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha annunciato le nuove misure il 7 luglio, accusando la Cina di ostacolare sistematicamente l’ingresso di diplomatici, giornalisti e turisti stranieri in Tibet, una regione autonoma cinese. Secondo Pompeo, invece, i visitatori cinesi “godono di un accesso libero agli Stati Uniti”. La dichiarazione non ha nominato gli individui interessati dalle nuove misure e non ha fornito il numero di persone che saranno colpite, ma evidenzia che il divieto sarà applicato al governo cinese e ai funzionari del Partito Comunista che si ritiene siano “sostanzialmente coinvolti nella formulazione o esecuzione delle politiche correlate l’accesso degli stranieri alle aree tibetane”.

“L’accesso alle aree tibetane è sempre più vitale per la stabilità regionale, date le violazioni dei diritti umani da parte della Repubblica Popolare Cinese in Cina, nonché l’incapacità di Pechino di prevenire il degrado ambientale vicino alle sorgenti dei principali fiumi dell’Asia”, ha affermato il segretario di Stato degli USA. Numerose amministrazioni statunitensi hanno cercato di spingere la Cina ad allentare le restrizioni all’ingresso in Tibet, dove gli attivisti per i diritti umani affermano che Pechino porta avanti, da decenni, una campagna per reprimere la cultura locale, la religione buddista e le minoranze. L’autorizzazione a recarsi nella regione è raramente concessa e, quando lo è, i visitatori sono soggetti a rigidi controlli. Inoltre, la Cina ha schiacciato una rivolta tibetana nel 1959, costringendo il leader spirituale, il Dalai Lama, e oltre 80.000 tibetani all’esilio in India e in altri Paesi.

Le relazioni USA-Cina hanno raggiunto il punto più basso da anni con lo scoppio della crisi relativa al coronavirus, che è stata denunciata per la prima volta nella città di Wuhan a dicembre del 2019. Al momento, gli Stati Uniti sono il Paese maggiormente colpito al mondo e i legami si sono ulteriormente deteriorati tra i due Paesi. In tale contesto, Trump e la sua amministrazione hanno ripetutamente accusato Pechino di non essere stata trasparente riguardo all’origine e alla diffusione del virus. Intanto, i due Stati si scontrano su numerosi temi. La guerra commerciale, nata con l’imposizione di dazi statunitensi nel marzo del 2018, ma anche questioni come l’ingerenza cinese a Hong Kong, un’ex colonia britannica che godeva di una particolare autonomia. Inoltre, gli Stati Uniti hanno passato una legge per la tutela dei diritti umani nella provincia occidentale dello Xinjiang e si confrontano regolarmente con la Cina nel Mar Cinese Meridionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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