Siria, Idlib: Mosca e il regime accusati di crimini di guerra e crimini contro l’umanità

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 8:23 in Medio Oriente Siria

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La Commissione Internazionale di Inchiesta in Siria delle Nazioni Unite ha affermato che, nel corso della campagna condotta dal 2019 volta a riprendere il controllo della regione siriana Nord-occidentale di Idlib, il regime guidato dal presidente Bashar al-Assad ed il suo alleato, la Russia, potrebbero aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Questo è quanto emerso da un rapporto di 29 pagine pubblicato il 7 luglio dalla Commissione stessa e relativo al periodo novembre 2019- giugno 2020. Idlib rappresenta tuttora l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo dei ribelli, i quali, sostenuti dalla Turchia, si oppongono al regime di Assad. A seguito di una violenta offensiva intrapresa sin dalla fine del mese di aprile 2019 e intensificatasi nel dicembre dello stesso anno, Mosca e Ankara, il 5 marzo 2020, hanno raggiunto un cessate il fuoco volto a favorire il ritorno di sfollati e rifugiati siriani. Nonostante le sporadiche violazioni, l’interruzione dei combattimenti ha concesso a più di 281.709 siriani di ritornare nelle proprie abitazioni ad Aleppo e Idlib, secondo i dati riferiti il 27 maggio dal Response Coordination Group.

Tuttavia, stando a quanto riferito dalla Commissione dell’Onu, l’offensiva contro Idlib ha costretto circa un milione di cittadini a lasciare le proprie abitazioni, mentre più di 500 civili sono morti. La popolazione siriana, è stato affermato, è stata vittima di sofferenze “inspiegabili”. Le scuole sono state bombardate mentre i bambini erano al loro interno, i genitori uccisi mentre si trovavano al mercato, ospedali colpiti mentre curavano pazienti ed intere famiglie sono morte mentre cercavano di fuggire, ha spiegato il capo della Commissione, Paulo Pinhero.

In totale, sono stati documentati 52 attacchi, perpetrati da ciascuna parte impegnata nel conflitto, i quali hanno colpito soggetti ed oggetti civili. Tra questi, 17 attacchi sono stati condotti contro ospedali e strutture mediche, 14 contro scuole, 9 hanno interessato mercati e altri hanno colpito 12 abitazioni. A detta della Commissione, si tratta di crimini di guerra che hanno inevitabilmente portato allo sfollamento dei cittadini siriani e, pertanto, è possibile parlare altresì di crimini contro l’umanità e di azioni disumane. Queste hanno interessato perlopiù Ma’arrat al-Nu’man e Ariha, nel governatorato di Idlib, così come Atarib e Darat Azza, nell’Ovest di Aleppo, soprattutto dalla seconda metà di dicembre 2019 alla metà di febbraio 2020.

La responsabilità di tali “atti disumani”, viene chiarito nel rapporto, è da attribuirsi non solo al regime siriano e alle forze aeree russe, ma anche ad Hayat Tahrir al-Sham (HTS), un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Una volta che i civili sono fuggiti via, i membri di HTS hanno saccheggiato le loro case, mentre, nel corso delle battaglie, hanno arrestato, torturato e ucciso civili che esprimevano idee contrarie alla loro ideologia, giornalisti compresi. Donne, anche giovani, sono state vittime di una discriminazione sistematica e sono state private di alcune libertà, tra cui quella di movimento. Non da ultimo, anche HTS ha bombardato indiscriminatamente aree civili densamente popolate, diffondendo terrore tra i civili.

In tale quadro, come riferito da un altro membro della Commissione, Hanny Megally, l’emergere della pandemia di Covid-19 ha esacerbato una già terribile situazione umanitaria in Siria. Per tale motivo, la popolazione siriana ha bisogno, “ora più che mai”, di un’assistenza umanitaria che non sia “politicizzata dagli Stati membri né strumentalizzata dalle parti coinvolte nel conflitto”. “Le pandemie non conoscono confini, e nemmeno gli aiuti salvavita” ha affermato Megally. Non da ultimo, la Commissione ha esortato tutte le parti impegnate in Siria a cessare gli attacchi contro soggetti ed oggetti civili e ha invitato gli Stati membri a portare in tribunale i responsabili dei crimini elencati nel rapporto.

Si prevede che la relazione verrà presentata il 14 e 15 luglio, nel corso della 44esima sessione del Consiglio dei Diritti Umani. La Commissione di Inchiesta è stata istituita nel marzo 2011, con l’obiettivo di svolgere indagini sulle violazioni dei diritti umani e del Diritto internazionale commesse in Siria. Da allora, sono circa 20 i rapporti pubblicati.

Il conflitto siriano ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. A confrontarsi vi sono le forze del regime, affiliate al presidente siriano Assad e coadiuvate da Mosca, e i gruppi ribelli, sostenuti dalla Turchia, che desiderano rovesciare il governo. Gli ultimi combattimenti si sono concentrati perlopiù a Idlib, dove il cessate il fuoco stabilito da Russia e Turchia il 5 marzo è stato accolto con scetticismo dai residenti, che hanno visto innumerevoli iniziative naufragare negli ultimi anni. Già l’11 maggio, Amnesty International, un’organizzazione non governativa impegnata nella difesa dei diritti umani, ha riferito di aver documentato 18 attacchi contro scuole ed infrastrutture mediche nel periodo che va dal 5 maggio 2019 al 25 febbraio 2020, verificatisi presso Idlib, Hama e nell’Ovest di Aleppo. Tali azioni, secondo Amnesty, sono state condotte dalle forze del governo siriano, coadiuvate da Mosca, ed equivalgono a “crimini di guerra”, oltre a rappresentare una violazione del Diritto umanitario internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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