Serbia: proteste dopo l’annuncio di un nuovo blocco totale

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 10:40 in Balcani Serbia

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Un gruppo di manifestanti dell’opposizione ha fatto irruzione nel palazzo del Parlamento serbo a Belgrado, nella notte del 7 luglio, per protestare contro il blocco della capitale previsto per il prossimo 11 e 12 luglio, al fine di contenere la diffusione del coronavirus.

Ciò si è verificato in seguito alle dichiarazioni del presidente serbo, Aleksandar Vucic, il quale ha rivelato che, alla luce del crescente numero di infezioni degli ultimi giorni, a Belgrado saranno introdotte misure più severe, tra cui il blocco totale della città nel fine settimana. 

Dopo tale annuncio, diverse migliaia di persone si sono radunate davanti al Parlamento serbo, nella piazza centrale di Belgrado. In particolare, gli oppositori incolpano il governo dell’attuale aumento di casi di Covid-19, e sostengono che la popolazione non debba pagare il prezzo di un altro blocco.

Per tale motivo, nella tarda serata del 7 luglio, intorno alle 22:00 ora locale, un piccolo gruppo di manifestanti ha oltrepassato un cordone della polizia e, dopo aver sfondato una porta, è entrato nell’edificio del Parlamento, per essere poi respinto dalle forze dell’ordine. 

In piazza, la folla ha chiesto le dimissioni di Vucic mentre gridava: “La Serbia è risorta”.

In aggiunta, i manifestanti si sono scontrati con la polizia anche di fronte all’edificio della televisione di Stato, in quanto l’opposizione accusa l’emittente di essere schierata dalla parte del governo.

Durante le proteste, alcuni veicoli delle forze dell’ordine sono stati dati alle fiamme. Il direttore della polizia serba, Vladimir Rebic, ha comunicato alla televisione di Stato che alcuni manifestanti sono stati arrestati e alcuni agenti sono rimasti feriti, pur non specificandone il numero. Rebic ha altresì evidenziato che diverse proteste, seppur più limitate, si sono svolte in altre città serbe. “Mi appello ai cittadini … per aiutare ad allentare le tensioni”, ha affermato l’ufficiale. “Sono certo che la polizia risponderà adeguatamente e impedirà qualsiasi forma di comportamento da teppista”, ha concluso Rebic.

A tal proposito, un cameraman dell’agenzia stampa Reuters ha rivelato che la polizia ha lanciato gas lacrimogeni per spingere la folla lontano dal palazzo del Parlamento, prima che arrivassero ulteriori rinforzi.

“La gente si riuniva spontaneamente. Il malcontento può essere avvertito nell’aria”, ha riferito alla televisione N1 un membro del gruppo di opposizione Non lasciate annegare Belgrado, Radomir Lazovic.

La Serbia, che conta una popolazione di circa 7 milioni di persone, ha riportato 16.719 casi di Covid-19 e 330 decessi. Tuttavia, nell’ultimo periodo si è verificato un picco di infezioni e, soltanto nella giornata del 7 luglio sono stati registrati 299 casi e 13 morti.

Nonostante la pandemia in corso, lo scorso 21 giungo, il Paese balcanico è stato tra i primi a tenere le elezioni parlamentari. Durante la campagna, il Partito Progressista Serbo (SNS) di Vucic ha organizzato raduni in cui le persone non indossavano mascherine protettive, e non osservavano le misure di distanziamento sociale. Inoltre, alcuni funzionari superiori del partito, incluso il consigliere del presidente, hanno contratto il virus dopo aver celebrato la vittoria elettorale in una piccola stanza, senza indossare maschere facciali.

Da parte loro, i partiti dell’opposizione hanno boicottato le elezioni, accusando Vucic di aver sfruttato le misure restrittive messe in atto per arginare la pandemia per rafforzare quello che definiscono un “governo autocratico”, e invitando i propri elettori a non recarsi alle urne, sostenendo che le votazioni non fossero né eque né libere. Tuttavia, i dati sull’affluenza hanno rivelato l’insuccesso della campagna di opposizione, dato che il tasso di partecipazione è stato soltanto lievemente inferiore rispetto alla norma, ovvero di poco inferiore al 50%. 

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Mariela Langone

di Redazione

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