Il Regno Unito e le relazioni con l’Arabia Saudita in ambito di difesa

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 9:23 in Arabia Saudita UK

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Il ministro della Difesa britannico, Ben Wallace, ha dichiarato che il proprio Paese è pronto a potenziare le relazioni con l’Arabia Saudita in materia di difesa, in particolare riguardo alle esportazioni militari, secondo quanto riportato dall’agenzia stampa statale SPA, l’8 luglio.

In una telefonata con il vice ministro saudita, il principe Khalid bin Salman, Wallace ha altresì affermato di apprezzare il ruolo di Riyad nella lotta contro le minacce alla stabilità della regione araba, volta a proteggere le rotte marittime e garantire la libertà di navigazione.

Tali dichiarazioni giungono dopo che, il 7 luglio, il ministro del commercio inglese, Elizabeth Truss, ha reso noto che la Gran Bretagna può riprendere a rilasciare nuove licenze per l’esportazione di armi in Arabia Saudita, una mossa criticata da alcuni attivisti come “fallimento morale”.

A riguardo, il 20 giungo 2019, la Corte d’Appello inglese ha stabilito che Londra ha violato la legge nel consentire la vendita di armi a Riyad, poiché queste potrebbero essere state impiegate nella guerra in Yemen. In tale occasione, la corte ha concluso che il governo britannico ha commesso un errore giuridico nel processo decisionale sulle licenze di esportazione di armi verso l’Arabia Saudita. In particolare, alcuni attivisti hanno accusato Londra di aver proseguito su tale linea anche se vi erano prove che le armi erano state usate in violazione degli statuti dei diritti umani.

Tuttavia, la sentenza del tribunale non ha implicato l’interruzione delle esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita da parte della Gran Bretagna, ma ha soltanto stabilito la sospensione della concessione di nuove licenze di esportazione di armi verso il Regno, il più grande acquirente di Londra in tale ambito.

A questo proposito, Truss ha affermato che il governo inglese ha deciso di voler riprendere nuovamente tali attività, stavolta su una “base giuridica corretta”, indicando che Londra potrebbe rinnovare il rilascio di licenze.

“Ho valutato che non c’è un chiaro rischio che l’esportazione di armi e attrezzature militari in Arabia Saudita possa essere utilizzato per commettere una grave violazione della IHL (International Humanitarian Law)”, ha constatato il ministro inglese. 

Dal canto opposto, la Campagna contro il commercio di armi (CAAT), la quale originariamente aveva intentato un’azione legale e aveva sostenuto che le armi britanniche sarebbero state probabilmente utilizzate nel conflitto in Yemen in violazione della legge sui diritti umani, ha criticato la decisione.

“È una decisione vergognosa e moralmente fallimentare. Il bombardamento dello Yemen condotto dai sauditi ha creato la peggiore crisi umanitaria del mondo, e lo stesso governo ammette che le armi prodotte nel Regno Unito hanno svolto un ruolo centrale nel bombardamento”, ha commentato un membro di CAAT, Andrew Smith. “Prenderemo in considerazione questa nuova decisione con i nostri avvocati, ed esploreremo tutte le opzioni disponibili per sfidarla”, ha aggiunto Smith. 

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

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Mariela Langone

di Redazione

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