Libia: Haftar determinato a contrastare Ankara, la Corte penale avvia indagini

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 9:34 in Africa Libia

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Mentre la Corte penale internazionale ha approvato la richiesta del premier di Tripoli, Fayez al-Sarraj, di avviare indagini per i crimini commessi dall’Esercito Nazionale Libico (LNA), il generale Khalifa Haftar si è detto determinato a contrastare la presenza della Turchia in Libia.

In particolare, secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya, Haftar, generale a capo dell’LNA, nonché uomo forte del governo di Tobruk, nel corso di un discorso tenuto nella sera del 7 luglio in occasione della cerimonia di laurea di un nuovo gruppo di ufficiali, ha affermato che l’offensiva turca rappresenta un pericolo per l’unità della Libia e per la stabilità dell’intera regione. In particolare, a detta di Haftar, Ankara sta provando a prendere il controllo delle risorse e delle ricchezze della Libia, ma l’Esercito Nazionale Libico è determinato a contrastarla e ad impedire che le forze turche sfruttino lo status attuale per portare ulteriori armi e mercenari nel Paese.

Non da ultimo, ha affermato il generale Haftar, l’LNA sta continuando a formare forze armate volte a proteggere la Libia dagli “invasori turchi” e proverà ad entrare nuovamente a Tripoli per cercare di unire il Paese, rispettando i principi e gli obblighi nazionali. Le dichiarazioni di Haftar del 7 luglio sono giunte dopo che al-Sarraj, il 3 luglio, ha incontrato il ministro della Difesa della Turchia, Hulusi Akar, e il capo di Stato Maggiore, Yasar Guler, e, secondo alcune fonti, Tripoli e Ankara avrebbero firmato un accordo che tutelerebbe tutti gli interessi turchi in Libia, con il fine ultimo di trasformare il Paese in un protettorato turco, sulla base di disposizioni economiche, di sicurezza e militari.

In tale quadro, il 7 luglio, la Corte penale internazionale ha deciso di inviare in Libia una Commissione di inchiesta, volta a svolgere indagini sui crimini attribuiti alle forze di Haftar. A riferirlo, il portavoce del Ministero degli Affari Esteri di Tripoli, Muhammad al-Qiblawi, il quale ha dichiarato che la Corte penale ha risposto positivamente alla richiesta del premier al-Sarraj, il quale aveva precedentemente esortato il tribunale internazionale ad avviare indagini presso Tarhuna e nelle aree meridionali della capitale, liberate dalle forze tripoline nel corso delle ultime settimane. A detta di al-Qiblawi, è probabile che la squadra investigativa inizi le proprie operazioni nella seconda metà del mese di luglio, e si prevede che questa collaborerà con le autorità libiche, così come garantito dal primo ministro di Tripoli.

La richiesta di al-Sarraj era giunta dopo che, a seguito della liberazione della città di Tarhuna, il 5 giugno, l’allontanamento dell’LNA aveva portato alla scoperta di più di otto fosse comuni. A tal proposito, l’11 giugno, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite (UNSMIL) ha espresso il proprio “orrore” ed ha richiesto l’avvio di indagini tempestive, efficaci e trasparenti ai sensi del Diritto internazionale, con il fine ultimo di identificare le vittime, stabilire le cause della morte e consegnare i corpi ritrovati nelle fosse alle famiglie. In totale, sono circa 200 i corpi recuperati a Tarhuna e nel Sud di Tripoli. Non da ultimo, il 22 maggio, le forze di Tripoli avevano altresì riferito che l’esercito di Haftar aveva posizionato mine e trappole esplosive prima di abbandonare definitivamente alcune aree, tra cui Ain Zara e Salah al-Din.

Da parte sua, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, ha affermato che la decisione del Consiglio per i diritti umani di istituire una missione conoscitiva per indagare sulle violazioni in Libia è un esempio del sostegno offerto dagli enti e dai meccanismi istituiti, volti a portare davanti alla giustizia i responsabili e a prevenire conflitti.

L’inizio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, punto di partenza della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA) e quello di Tobruk. Il primo è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj ed è l’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite, mentre il secondo è legato al generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Al momento, le forze tripoline mirano a conquistare la città costiera di Sirte e la base di Jufra, per poi proseguire con la liberazione dei territori meridionali e orientali posti ancora sotto il controllo di Haftar. A tal proposito, fonti mediatiche libiche, sulla base di fonti militari, hanno riferito, il 7 luglio, che l’esercito del GNA ha colpito alcune postazioni della città di al-Sukna, nella provincia di Jufra, occupate da mercenari di una compagnia privata russa, la cosiddetta Compagnia Wagner. Sebbene non sia stata confermata l’uccisione di alcuni combattenti russi, le fonti hanno riferito che il bombardamento ha provocato la distruzione di un sistema di difesa di fabbricazione russa, appartenente all’esercito di Haftar.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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