La Cina consegna droni militari alla Serbia

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 15:27 in Cina Serbia

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Secondo quanto riportato dai media cinesi nella sera del 6 luglio, la Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha consegnato alla Serbia un carico di 6 droni armati da ricognizione telecomandati CH-92A e 18 missili terra-aria, il 30 giugno scorso, in ottemperanza ad un accordo raggiunto tra i due Paesi nel 2019. Il presidente della Serbia stesso, Aleksandar Vucic, ha ispezionato il carico all’aeroporto militare di Belgrado, elogiandone le qualità, lo scorso 4 luglio. Si è trattato della prima fornitura di equipaggiamenti per l’aviazione ad uso militare da parte della Cina ad un Paese europeo, alla quale i media cinesi hanno attribuito grande importanza.

Il quotidiano cinese Global Times ha comunicato che i droni cinesi rappresenteranno alcune tra le armi più avanzate dell’arsenale della Serbia che ha già programmato la consegna di altri 15 droni. Il presidente Vucic stesso ha dichiarato che i droni cinesi garantiranno al Paese nuove capacità.

Tali strumenti sono stati realizzati dall’azienda a proprietà statale cinese China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), hanno un raggio d’azione di oltre 250 km, possono raggiungere un’altezza di 5.000 metri, una velocità massima di 200 km orari e trasportare 2 missili ciascuno, tra cui quelli terra-aria di tipo FT-8C che possono colpire fino a 8 km di distanza. Secondo alcuni esperti cinesi, i droni CH-92A rappresentano l’opzione migliore per la Serbia per il loro costo contenuto a fronte della loro grande efficienza in termini di ricognizione, di possibilità di colpire obiettivi terrestri tra cui bunker, di sferrare fuochi d’artiglieria e di condurre missioni di pattugliamento. La loro vendita alla Serbia potrebbe convincere altri Paesi europei con un budget militare limitato a rivolgersi a Pechino per questo tipo di forniture e rappresentare un punto di svolta per le vendite cinesi nel settore della difesa europeo.

RPC e Serbia sono legate da buone relazioni bilaterali su più fronti, al punto che, durante l’emergenza per la pandemia di coronavirus, Belgrado ha rivolto un appello d’aiuto a Pechino che ha prontamente risposto con la fornitura di attrezzature e materiale sanitario. L’amicizia tra i due Paesi si basa principalmente sul fatto che la RPC non ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e, essendo un membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ciò rappresenta una garanzia per Belgrado.

 Oltre a questo, la Serbia ha aderito all’iniziativa delle Nuove Vie della Seta proposta dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, ricevendo investimenti. Molti attori del mondo occidentale hanno criticato l’iniziativa cinese e temono che con essa Pechino potrebbe vincolare e quindi tenere sotto scacco i Paesi aderenti con quella che è stata definita “diplomazia del debito”. Nel caso della Serbia, 2/3 dei 2,2 miliardi di dollari degli investimenti cinesi sono prestiti e sono legati a una serie di progetti specifici. Tra i principali progetti cinesi in Serbia c’è stato l’impianto siderurgico di Smederevo, comprato dall’azienda cinese HeSteel nel 2016. L’impianto era stato in precedenza americano ed era stato rivenduto al governo di Belgrado alla cifra simbolica di un dollaro. Belgrado e Pechino collaborano poi in ambito commerciale, militare e tecnologico ma il maggior partner serbo in materia di difesa restano gli USA e i Paesi della NATO, mentre a livello economico i Paesi europei.

Il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia, sostituendo l’amministrazione sponsorizzata dall’Onu che era stata creata dopo il bombardamento del Paese da parte della NATO nel 1999, il quale, a sua volta, aveva fatto ritirare dal territorio kosovaro le forze serbe e jugoslave. L’azione della NATO aveva come obiettivo l’interruzione della dura repressione delle proteste interne da parte del governo serbo, che videro l’uccisione e l’espulsione dei cittadini albanesi dal territorio kosovaro. La popolazione locale è composta al 90% da persone di origine albanese. 

La Russia è il maggior alleato di Belgrado e, dalla sua dichiarazione d’indipendenza, ha bloccato l’accesso del Kosovo alle organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Onu. Oltre 110 Paesi a livello mondiale hanno riconosciuto lo Stato balcanico ma tra questi, oltre la Russia e la Serbia, non figura nemmeno la Cina. Le tre nazioni considerano il Kosovo un territorio serbo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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