La Cina apre un ufficio per la sicurezza nazionale ad Hong Kong

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 15:53 in Cina Hong Kong

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La Cina ha inaugurato un ufficio per “salvaguardare la sicurezza nazionale” a Hong Kong, utilizzando un hotel vicino ad un luogo in cui si riuniscono i manifestanti che partecipano alle proteste contro l’ingerenza di Pechino. 

L’inaugurazione è avvenuta l’8 luglio e Carrie Lam, la governatrice di Hong Kong, ha definito l’evento un “momento storico” per la città. Parlando a una cerimonia presso l’ex Metropark Hotel, la donna ha affermato che i residenti “stanno assistendo alla collocazione di un’altra pietra miliare per la creazione di un solido sistema legale”. L’ufficio è situato nel quartiere commerciale di Causeway Bay, vicino a Victoria Park. Tale struttura consentirà agli agenti dell’intelligence cinese di operare apertamente a Hong Kong per la prima volta dal momento del “ritorno alla Cina” dell’ex colonia britannica, nel 1997. Il compito sarà quello di supervisionare il rispetto della legge sulla sicurezza nazionale che è stata approvata il 30 giugno. 

Con tale legge sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e atti di terrorismo, ed è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale che prevede l’impiego di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Dalla sua applicazione, la legge ha portato alla prima accusa per incitamento alla secessione e al terrorismo il 3 luglio, quando è stato arrestato il 23enne Tong Ying-kit per aver colpito e ferito alcuni militari scagliandosi su di loro a bordo di una moto, esibendo un cartello con su scritto “Liberate Hong Kong, la rivoluzione della nostra epoca”, considerato sovversivo e separatista.

Secondo alcune fonti, inoltre, nella stessa giornata, numerosi libri e i testi pro-democrazia sono stati ritirati dalle librerie dalle autorità locali affinché fossero “rivisti” alla luce della nuova legge. Molti proprietari di negozi ed esercizi commerciali che avevano esposti nei propri esercizi opere d’arte o cartelli pro-democrazia hanno deciso di rimuoverli mossi dalla paura. Hong Kong è stata teatro di proteste popolari dal  31 marzo 2019, quando gli abitanti dell’isola erano scesi in strada per la prima volta per manifestare contro una controversa proposta di legge che prevedeva l’estradizione verso la Cina continentale per i residenti di Hong Kong. Nonostante tale proposta fosse stata ritirata, le proteste si erano evolute in una generale rivendicazione contro le ingerenze del governo centrale di Pechino nelle questioni interne dell’isola, diventando sempre più violente e frequenti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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