Iran: esplosione in una fabbrica, il quarto incidente in meno di due settimane

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 10:45 in Iran Medio Oriente

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Un’esplosione avvenuta in una fabbrica nel Sud di Teheran, il 7 luglio, ha provocato almeno 2 morti e circa 3 feriti. Si tratta del quarto episodio di tal tipo dal 26 giugno, sollevando sospetti sul coinvolgimento di Paesi stranieri.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, sulla base dell’agenzia di stampa iraniana, l’esplosione del 7 luglio ha interessato una fabbrica di Baghershahr, nel Sud della capitale. Stando alla dichiarazione del governatore del distretto di Kahrizek, Amin Babai, l’incidente, verificatosi alle 03:20 del mattino è stato causato da un errore umano, e, nello specifico dal riempimento improprio di bombole d’ossigeno. L’enitità dell’esplosione, ha affermato Babai, ha causato danni alla fabbrica Sepahan Boresh e distrutto le mura dello stabilimento vicino di Saipa Press. Baghershahr, ha specificato al-Arabiya, rappresenta una delle aree industriali più rilevanti per l’Iran, in quanto altresì sede di una raffineria di petrolio, di una società di gas e di diverse aziende operanti nel campo dell’energia.

Quanto accaduto il 7 luglio si colloca in un quadro di altri incidenti che hanno interessato l’Iran nel corso delle ultime settimane. Tra gli ultimi, il 2 luglio, è stata la centrale nucleare di Natanz ad essere testimone di un’esplosione. Il sito colpito è destinato alle attività di arricchimento dell’uranio e l’incendio ha interessato perlopiù un capannone che ospitava strumenti di precisione e un’unità destinata alla costruzione di centrifughe di nuova generazione, probabilmente non più utilizzabili. In tal caso, i sospetti sono ricaduti su Israele, che, a detta di un funzionario dell’intelligence in Medio Oriente, avrebbe impiegato una “potente bomba”.

A tal proposito, il portavoce del governo di Teheran, Ali Rabiei, nel corso di una conferenza stampa del 7 luglio, ha riferito che le autorità iraniane stanno indagando sull’incidente di Natanz, ma che, in caso di coinvolgimento di Paesi stranieri, l’Iran è pronto a rispondere in “modo adeguato”. Secondo alcuni, non è da escludere l’ipotesi di un “attacco sovversivo” deliberato, sebbene colpire il sito di Natanz sia difficile, in quanto la centrale è continuamente sorvegliata, grazie all’impiego di sistemi di difesa aerea, tra cui il sistema S-300. Tra i diversi danni arrecati, è stata segnalata la distruzione di centrifughe di tipo IR 2 m, IR 4 e IR 6, per l’arricchimento di uranio.

Prima dell’incidente di Natanz, il 30 giugno, un’esplosione, e il conseguente incendio, hanno provocato la morte di circa 19 persone in una clinica di Teheran. A detta di un funzionario, si è trattato di una fuga di gas, ma il capo della polizia, Hossein Rahimi, non ha escluso l’ipotesi di sabotaggio. Il 26 giugno, un altro episodio simile ha interessato una struttura per lo stoccaggio di gas, situata nei pressi della base militare di Parchin, dove si pensa che l’Iran abbia in precedenza effettuato test per esplosivi di tipo nucleare e produca combustibile per missili balistici. In questo caso, l’esplosione non ha causato vittime.

Al di là delle cause e delle responsabilità dei diversi incidenti, si tratta di episodi che, soprattutto nel caso di Natanz, potrebbero recare ulteriori danni all’economia iraniana, già colpita dalle sanzioni di Washington e dalla perdurante emergenza coronavirus. Teheran viene poi costantemente monitorata da altri Paesi e organizzazioni internazionali, scettici sul continuo sviluppo del programma nucleare iraniano. In tale quadro, il 3 marzo, l’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (IAEA), affiliata alle Nazioni Unite, ha riferito, attraverso un rapporto, che la scorta iraniana di uranio arricchito ha superato di cinque volte il limite massimo fissato dall’accordo sul nucleare del 2015. Nello specifico, a partire dal 19 febbraio 2020, la scorta ha raggiunto i 1.510 chilogrammi circa, una cifra superiore rispetto al tetto di 300 chili, stabilito dal cosiddetto Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), altresì noto come accordo sul nucleare iraniano, siglato il 14 luglio 2015. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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