Gli USA vogliono usare il “fattore Cina” per ritirarsi dal New START

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 12:27 in Cina USA e Canada

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Il direttore del Dipartimento per il Controllo delle Armi del Ministero degli Esteri cinese, Fu Cong, parlando della dibattuta e ipotetica adesione cinese al trattato New START l’8 luglio, ha dichiarato che se gli Stati Uniti fossero disposti a ridurre il proprio arsenale nucleare ad un livello equiparabile a quello della Repubblica Popolare Cinese (RPC), Pechino considererebbe la partecipazione ai negoziati trilaterali con Russia e USA. Tuttavia, Fu ritiene che ciò non avverrà e ha quindi ribadito il rifiuto cinese di aderire al trattato.

Per Fu gli USA stanno utilizzando il cosiddetto “fattore Cina” come  scusa per ritirarsi dal New START e come diversivo per distogliere dalle proprie azioni l’attenzione internazionale, analogamente a quanto già fatto in altre circostanze. Washington sta aumentando il proprio arsenale nucleare, per il quale ha previsto una spesa di 494 miliardi di dollari tra il 2019 e il 2029, e, a detta del funzionario cinese, vuole liberarsi da qualsiasi obbligo internazionale e raggiungere una posizione di superiorità militare rispetto a qualsiasi possibile rivale.

Fu ha sottolineato come più funzionari  americani abbiano di recente richiesto a gran voce la partecipazione cinese al New START per distogliere l’attenzione internazionale, arrivando al punto di pubblicare foto di una bandiera cinese difronte a sedute vuote, in seguito all’ultimo incontro relativo al trattato tra Russia e USA, del 22 giugno scorso, per far parlare i media e creare un argomento di dibattito, nonostante la RPC avesse più volte ribadito la sua non partecipazione.

 Secondo Fu, il numero di armi nucleari possedute da Washington e Mosca è su tutt’altro livello rispetto a quello di Pechino e, per tale ragione, in questa fase, non ritiene realistico chiedere alla RPC di partecipare a negoziati per il disarmo nucleare. Secondo dati citati da Fu e ripresi, ad esempio, dall’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma, al momento,Washington detiene circa 5.800 testate nucleari, venti volte superiori al numero posseduto dalla Cina. A detta del funzionario di Pechino, gli USA conoscono bene il grande gap qualitativo e quantitativo esistente e stanno cercando di fare il possibile per ampliarlo.

Difronte alle insistenze americane, Fu ha quindi rivolto un appello agli USA affinché rispondano positivamente alla richiesta russa di estensione del trattato quanto prima. Dopo di che, sulla base di un’ulteriore riduzione dell’enorme arsenale nucleare americano, altri Paesi potrebbero considerare di partecipare ai negoziati. Il funzionario ha poi ribadito che la Cina è uno dei più forti sostenitori del disarmo nucleare nell’ambito delle Nazioni Unite e che è pronta a discutere delle questioni relative alla stabilità strategica e alla riduzione del rischio nucleare nel quadro dei dialoghi tra 5 potenze nucleari, ossia RPC, Russia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Russia e Stati Uniti stanno negoziando il rinnovo del trattato sulla riduzione e limitazione della rispettiva deterrenza di armi nucleari, noto come New Strategic Arms Reduction Treaty (New START), siglato a Praga l’8 aprile 2010 e che scadrà il prossimo 5 febbraio 2021.  L’ultimo incontro bilaterale a riguardo si è tenuto lo scorso 22 giugno a Vienna e Washington ha più volte esortato la RPC a partecipare , ritenendo la sua presenza necessaria affinché il New Start venga esteso, in quanto, a detta americana, Pechino starebbe aumentando occultamente il proprio arsenale nucleare.

Secondo un’analisi proposta dal The Diplomat, Washington  potrebbe non essere in grado di indurre la Cina a partecipare al New START, nonostante i suoi numerosi tentativi. Gli USA avrebbero tentato ripetutamente di indurre Pechino all’obbedienza lanciandole segnali per farle capire che non intendono più auto-limitarsi dal punto di vista militare. Tra questi ci sarebbero i ritiri dal Trattato sui Cieli Aperti (OST), dello scorso 21 maggio,  dal Trattato sulle Forze Nucleari a Raggio Intermedio (INF), del 2 agosto 2019, e l’annuncio di possibili test nucleari e l’aumento della spesa per la difesa.

Intanto il 6 luglio, Pechino ha aderito al trattato, ancora non ratificato dagli USA, che regola il commercio trans-frontaliero globale di armi convenzionali, per un valore di circa 70 miliardi di dollari, e limita le transazioni con i Paesi considerati trasgressori dei diritti umani. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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