Etiopia: salgono a 239 le vittime delle proteste

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 20:02 in Africa Etiopia

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Il bilancio delle vittime provocate dagli scontri tra i manifestanti delletnia Oromo e le forze di sicurezza etiopi è salito a 239 persone. Questi i numeri resi noti dalla polizia, la quale ha specificato che le violenze sono esplose nel Paese dopo luccisione, per mano di ignoti, del popolare cantante Oromo, Hachalu Hundessa. Luomo, che era anche un famoso attivista politico, è stato ucciso nella sua auto da una raffica di spari, la notte del 29 giugno.

A causa dei disordini esplosi nella regione, 9 agenti di polizia, 5 membri della milizia e 215 civili hanno perso la vita”, ha dichiarato il commissario della polizia della regione di Oromia, Mustafa Kedir, alla televisione di stato, mercoledì 8 giugno. Gli ufficiali hanno attribuito la causa delle morti alla combinazione di un uso eccessivo da parte delle forze di sicurezza e della violenza interetnica.

Inizialmente, pochi giorni dopo luccisione di Hundessa, la polizia aveva comunicato un bilancio di circa 10 vittime. Nellarco di una settimana, i numeri sono saliti a oltre 200 persone. “Per controllare i disordini, sono stati arrestati più di 3.500 sospetti. Erano elementi anti-pace che eseguivano attacchi usando la morte dell’artista come pretesto per smantellare il sistema costituzionale con la forza“, ha sottolineato Kedir, affermando che i manifestanti hanno provocato ingenti danni e saccheggi contro la proprietà privata e le strutture governative.

Cinque alti membri del Fronte di liberazione Oromo, tra cui Jawar Mohammed e Bekele Gerba, del Congresso federalista di Oromo, sono tra gli arrestati. Anche Eskinder Nega, un critico di lunga data delle politiche governative del nuovo primo ministro Abiy Ahmed, è stato arrestato.

Abiy ha vinto il premio Nobel per la pace del 2019 grazie ai suoi sforzi per cercare di porre fine a una lunga disputa di confine con il suo vicino settentrionale, l’Eritrea. I conflitti interni, tuttavia, si stanno dimostrando più difficili da risolvere e milioni di etiopi rimangono sfollati. Gli analisti avevano avvertito che l’annullamento, a causa del coronavirus, delle elezioni parlamentari programmate per agosto e il malcontento, sempre diffuso nella regione di Oromia, avrebbero portato a nuovi spargimenti di sangue su larga scala. “L’assassinio di un importante musicista Oromo, le successive proteste che hanno coinvolto in alcuni luoghi la distruzione della proprietà e le forze di sicurezza che hanno utilizzato la forza letale e l’arresto nei confronti di diversi attivisti politici hanno creato una situazione pericolosa e rappresentano un altro duro colpo per la difficile transizione dell’Etiopia”, ha affermato William Davison, analista del centro di ricerca International Crisis Group.

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Chiara Gentili

di Redazione

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