Burkina Faso: scoperte fosse comuni, si teme responsabilità dell’esercito

Pubblicato il 8 luglio 2020 alle 12:37 in Africa Burkina Faso

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Almeno 180 corpi sono stati ritrovati in fosse comuni nel Nord del Burkina Faso, nella città di Djibo, un caso in cui la ONG Human Rights Watch ritiene siano coinvolte le forze governative. “Le prove disponibili indicano che le forze di sicurezza sono state coinvolte in esecuzioni extragiudiziali di massa”, ha affermato l’organizzazione non governativa in un suo rapporto, pubblicato mercoledì 8 luglio, chiedendo al governo di portare davanti alla giustizia i responsabili di tali crimini. Da parte loro, le autorità di Ouagadougou hanno ribattuto affermando che indagheranno al più presto sulle accuse. Ciononostante, il ministro della Difesa burkinabè, Moumina Cherif Sy, ha dichiarato che gli omicidi potrebbero essere stati commessi da gruppi armati con addosso uniformi militari e attrezzature logistiche rubate. “È difficile per la popolazione distinguere tra gruppi terroristici e forze di difesa e sicurezza”, ha affermato il ministro.

Huma Rights Watch, dal canto suo, ritiene che, nonostante le continue promesse, il governo non abbia mai fatto abbastanza per indagare sulle violazioni dei diritti umani, soprattutto quelle commesse dalle sue forze di sicurezza. Le preoccupazioni per le crescenti denunce di abusi da parte del personale militare hanno spinto i leader dell’Unione Europea e quelli della regione del Sahel ad ammettere pubblicamente, durante un vertice di sicurezza tenutosi il 30 giugno, che anche alcuni degli uomini impegnati nella missione regionale congiunta anti-terrorismo sono stati ritenuti colpevoli di violazioni dei diritti umani. Questi soggetti, a detta delle autorità, sarebbero stati severamente puniti.

Il rapporto di mercoledì 8 luglio, redatto da Human Rights Watch, sostiene che le uccisioni di Djibo si siano verificate probabilmente tra novembre 2019 e giugno 2020. “Le autorità del Burkina Faso devono scoprire con urgenza chi ha trasformato Djibo in un “campo di sterminio”, ha affermato Corinne Dufka, direttrice dell’Africa occidentale della ONG. Un leader della comunità locale ha rivelato che “molte delle vittime erano bendate, avevano le mani legate ed erano state colpite da colpi di pistola alla testa”. Diverse persone intervistate hanno affermato di temere di essere uccisi dalle forze governative o dai militanti armati. “Di notte, tante volte ho sentito il rumore dei veicoli e poi, bam! bam! bam! La mattina dopo vedevo corpi trovati in questo o quel posto”, ha dichiarato un abitante di Djibo all’agenzia di stampa Reuters.

Le autorità lottano da anni per contenere i gruppi jihadisti che, soprattutto nel Nord del Paese, alimentano i conflitti etnici associandosi ai pastori dell’etnia Fulani. Di conseguenza, i civili spesso si ritrovano coinvolti nelle rappresaglie dei soldati e delle forze di sicurezza, secondo quanto affermano le organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano afferma che, a partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Dal 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

Per lungo tempo risparmiato dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti in seguito alla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est.

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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