Yemen: in che modo cresce l’influenza di Qatar e Turchia

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 14:38 in Qatar Yemen

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Il movimento politico yemenita filo-qatariota, noto come “Corrente di Doha”, ha intensificato le proprie accuse contro la coalizione internazionale a guida saudita. Parallelamente, milizie islamiste starebbero cercando di aprire le porte all’alleanza Doha-Ankara in Yemen.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, martedì 7 luglio, sulla base di fonti yemenite locali, il vice-presidente del Parlamento yemenita, Abdul Aziz Jabbari, è giunto nel governatorato di Ma’rib, a pochi giorni di distanza dalle critiche rivolte contro la coalizione internazionale saudita-emiratina e gli sforzi profusi per risolvere le tensioni tra i gruppi separatisti del Sud ed il governo yemenita. In particolare, il 3 luglio, Jabbari ha messo in luce una graduale perdita di potere da parte di quelle forze ritenute legittime e ha affermato che il futuro governo non durerà a lungo.

A detta di tali fonti, in realtà, la posizione anti-saudita di Jabbari è da inserirsi in una campagna più ampia messa in atto dagli “uomini di Doha”, i quali mirano a sabotare l’accordo di Riad del 5 novembre 2019, il cui scopo è porre fine alle tensioni secessioniste e dare vita ad un nuovo governo con un’equa rappresentanza del Consiglio di Transizione Meridionale (STC) e delle altre forze politiche yemenite. Parallelamente, l’Arabia Saudita continua a profondere sforzi nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi, a fianco delle forze del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi.

In tale quadro, fonti politiche hanno rivelato che, non appena l’accordo di Riad sarà ufficialmente attuato, saranno diversi gli esponenti del movimento filo-qatariota a recarsi a Doha o ad Ankara per provare a formare un nuovo blocco politico “anti-legittimità”, ovvero opposto alla coalizione saudita-emiratina, ma che vedrebbe il supporto della Turchia, del Qatar e della Fratellanza Musulmana. Tra gli esponenti della Corrente di Doha vi è altresì un ex ministro dei Trasporti, Saleh al-Jabwani, il quale, dopo essersi recato in visita segreta nella capitale qatariota, ha pianificato la creazione di un campo di addestramento militare finanziato dal Qatar. Non da ultimo, stando alle medesime fonti, al-Jabwani ha altresì il ruolo di spianare la strada all’influenza del Qatar nella provincia di Shabwa. Una missione che anche Jabbari ha per Ma’rib.

Secondo le fonti di al-Arab, Ma’rib, Shabwa, oltre a Taiz e al-Mahra, sono dei governatorati caratterizzati da un clima ostile al ruolo saudita in Yemen, dove l’asse Doha-Ankara non avrebbe difficoltà a mettere in luce i difetti della coalizione guidata da Riad. Parallelamente, in tali aree, le attività sovversive della “Corrente di Doha” possono trovare l’appoggio e la copertura da parte di leader politici membri della Fratellanza Musulmana e, al contempo, ancora ben visti da Riad ed Abu Dhabi. La loro strategia consiste nel sostenere apertamente la coalizione araba e, allo stesso tempo, cercare di consentire all’alleanza turco-qatariota di assumere il controllo delle istituzioni statali a livello locale e delle forze di sicurezza e dell’esercito.

Accanto ad una campagna mediatica sistematica volta ad inasprire le tensioni con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE) all’interno del governo, secondo quanto rivelato dalle fonti, vi sono altresì attività sospette di tipo militare che consistono nel reclutamento e nell’addestramento di vere e proprie milizie volte a sostenere una coalizione anti-araba, da far infiltrare gradualmente nelle forze legittime yemenite. Inoltre, fonti politiche a Taiz hanno confermato che la Fratellanza Musulmana ha in mente di completare il controllo della provincia e di dispiegare gruppi armati nell’area meridionale di Hajariya, dopo che le milizie di un esponente politico filo-qatariota hanno attaccato le forze di terra yemenite locali e assassinato il loro leader, il brigadiere Adnan al-Hammadi, rifiutatosi di estendere il controllo turco-qatariota nella provincia. Nel frattempo, gli Houthi controllano ancora buona parte della città di Taiz, il centro del governatorato, a seguito di una tregua non dichiarata tra loro e i Fratelli Musulmani.

Secondo alcuni analisti, ciò che la Corrente di Doha teme è il successo dell’accordo di Riad, che ostacolerebbe sempre più l’ascesa del ruolo islamista nel panorama politico yemenita. Tuttavia, allo stesso tempo, a detta degli analisti, l’influenza del Qatar non è da sottovalutare, in quanto questa favorirebbe la crescente espansione della Turchia in Yemen, creando un asse ostile a Riad ed Abu Dhabi e, di conseguenza, in grado di minare ulteriormente la stabilità yemenita e gli sforzi profusi sino ad ora.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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