Yemen: mentre l’esercito attacca gli Houthi, il governo discute con i secessionisti del Sud

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 8:53 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita ha condotto, il 6 luglio, un’operazione militare contro i ribelli sciiti Houthi presso il distretto di Nihm, a Est di Sana’a. Parallelamente, il governo yemenita continua a discutere con i gruppi separatisti, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), di un nuovo governo.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Arabiya, le forze yemenite, affiliate al presidente Rabbo Mansour Hadi, hanno attaccato le postazioni Houthi situate a Najd al-Ataq, nel distretto di Nihm, dove, stando alle fonti media dell’esercito, sono riuscite a liberare diversi siti, oltre a provocare la morte di alcuni combattenti ribelli e a sequestrare armi e munizioni. Parallelamente, gli Houthi hanno condotto un’imboscata presso il fronte di Salb, situato nel distretto di Nihm, ma anche in questo caso sono stati i ribelli ad aver subito un maggior numero di perdite. Gli episodi del 6 luglio hanno altresì visto la partecipazione della coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto a sostegno delle forze di Hadi. In particolare, i suoi intensi bombardamenti hanno provocato la distruzione di carri armati e veicoli militari delle milizie Houthi.

Quanto accaduto il 6 luglio è da collocarsi in un clima di perduranti tensioni, alimentatesi ulteriormente dalla metà di gennaio 2020, che interessano altresì i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Il primo marzo, i ribelli sono riusciti a conquistare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, riuscendo, in tal modo, ad occupare un terzo governatorato prossimo all’Arabia Saudita, dopo Sa’da e Hajjah. Altri fronti di battaglia sono situati a Nihm, distretto definito la porta orientale verso la capitale yemenita, dove gli Houthi hanno raggiunto notevoli progressi negli ultimi mesi.

Nel frattempo, nella capitale saudita Riad, rappresentanti del governo yemenita hanno avviato un ciclo di consultazioni con delegati del STC, con l’obiettivo di porre fine ai contrasti nati nuovamente il 26 aprile scorso, quando il Consiglio di Transizione Meridionale ha annunciato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Obiettivo dei nuovi negoziati è preservare il cosiddetto “accordo di Riad”, raggiunto il 5 novembre 2019.

Quest’ultimo aveva segnato la fine delle tensioni tra i gruppi separatisti e il governo yemenita, scoppiate il 7 agosto dello stesso anno, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. A promuovere l’intesa, vi era stata proprio l’Arabia Saudita, convinta che un tale risultato avrebbe portato la pace anche nei restanti territori yemeniti. Uno dei punti principali dell’accordo di Riad è la formazione di una nuova squadra governativa che includa un numero adeguato di rappresentanti del Sud. Altra clausola prevede un diverso dispiegamento dell’apparato di sicurezza sia dell’esercito yemenita sia dei gruppi separatisti.

I colloqui giungono a circa due settimane di distanza dal cessate il fuoco proclamato nei territori yemeniti meridionali, e, nello specifico, nel governatorato di Abyan, il 22 giugno, dove sono presenti rappresentanti sauditi volti a monitorare il rispetto della tregua. Sia il governo legittimo yemenita, riconosciuto a livello internazionale, sia il STC hanno accolto con favore la posizione e la mediazione del Regno saudita, così come la proposta di una de-escalation nelle regioni meridionali, consapevoli della necessità di attuare l’accordo di Riad. I separatisti e le forze del governo internazionale si sono sempre detti uniti di fronte ai gruppi di ribelli sciiti Houthi, ma non concordano su alcune politiche riguardanti il futuro del Paese.

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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