Ucraina: sciopero dei minatori, scontri a Kiev

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 6:27 in Ucraina

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Scontri tra la polizia e i manifestanti si sono verificati durante i raduni dei minatori vicino al Palazzo presidenziale di Kiev. Quando una macchina della polizia ha cercato di lasciare la strada in cui si svolgono i raduni, diversi minatori hanno cercato di impedire il passaggio della volante. Numerosi agenti delle forze dell’ordine sono dunque intervenuti per sfollare i manifestanti, provocando scontri.

Secondo il capo del sindacato indipendente dei minatori ucraino, Mykhailo Volynets, che era anche presente alla manifestazione, la polizia ha cercato di attaccare lui personalmente e la leadership della protesta.

“Attacco al deputato, ai minatori, ai sindacati. La polizia ha impedito ai partecipanti alla protesta panucraina dei minatori di installare tende” – ha scritto su Facebook, allegando foto che mostrano come gli agenti di polizia lo trattengono bloccandogli entrambe le mani.

Lo sciopero dei minatori ucraini è iniziato ormai da circa dieci giorni, mentre la protesta fuori dal palazzo presidenziale di Kiev è in corso dal 30 giugno scorso. I minatori hanno chiesto che il capo dello stato venisse personalmente a parlamentare con loro.

I minatori chiedono il pagamento degli arretrati salariali ai dipendenti delle miniere statali, che a partire dal 1° luglio hanno raggiunto oltre 1,2 miliardi di grivne (poco meno di 40 milioni di euro). I manifestanti chiedono inoltre il pagamento dei debiti dello stato con le imprese del carbone per il carbone ricevuto.

Infine, i minatori vogliono il licenziamento del presidente della commissione competente della Verkhovna Rada, Andrei Gerus, le cui azioni, a loro avviso, hanno portato a una crisi nel settore energetico. Greus è accusato di essere il responsabile del crollo del settore energetico in Ucraina. I minatori chiedono il divieto di importazione di elettricità e metano da carbone dalla Russia e dalla Bielorussia, la riconversione delle centrali termoelettriche che sono state convertite da carbone antracite in metano da carbone, la riapertura delle miniere abbandonate e la loro messa in sicurezza in modo da assicurarne il funzionamento stabile.

La protesta dei minatori è iniziata lo scorso 5 giugno nelle repubbliche separatiste del Donbass, in particolare a Komsomolskaja, nell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk (LNR), dove gli impiegati dell’impresa di estrazione del carbone Vostokugol chiedevano il pagamento degli stipendi di marzo, aprile e maggio. L’8 giugno, il ministro dell’Industria del combustibile e del carbone di LNR, Pavel Malgin, si è recato sul posto per parlare con i manifestanti, assicurando il pagamento dello stipendio per maggio e chiedendo tempo per pagare gli arretrati di marzo e aprile.

Le autorità di Kiev hanno dato ampio risalto alla vicenda, sottolineando come le repubbliche ribelli non fossero in grado di gestire una delle principali ricchezze del territorio. Tuttavia, la protesta si è rapidamente estesa dalla Repubblica popolare di Lugansk al resto dell’Ucraina, in particolare dopo che il 17 giugno il Consiglio dei ministri ha reso il carbone il principale combustibile per le centrali termoelettriche, mettendo a rischio l’impresa statale Centrenergo, che perderà circa 30 centesimi per ogni chilowattora di elettricità. Il primo ministro Denis Shmygal, che lavorava per la DTEK, uno dei principali produttori di carbone in Ucraina, ha difeso la decisione, dichiarando che questa decisione avrebbe salvato circa 20 mila posti di lavoro nell’industria carboniera.

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Italo Cosentino, interprete di russo

 

di Redazione

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