Skopje: la polizia trova 211 migranti in un camion

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 18:15 in Immigrazione Macedonia

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Le autorità della Macedonia del Nord hanno trovato 211 migranti, tra cui 63 minori, imballati in un camion vicino al confine meridionale del Paese con la Grecia, durante un controllo di routine su una strada regionale, ha riferito la polizia il 7 luglio.

Nel dettaglio, una pattuglia di frontiera ha fermato il tir verso la mezzanotte di lunedì 6 luglio, vicino alla città di Gevgelija, scoprendo i migranti ammassati all’interno. Questi ultimi, 144 provenienti dal Bangladesh e 67 dal Pakistan, sono stati trattenuti e trasferiti in un centro di transito per rifugiati a Gevgelija, in attesa di essere deportati in Grecia.

Riguardo al camionista, si tratta di un cittadino macedone di 27 anni, identificato dalla polizia solo con le iniziali E.P., il quale è stato arrestato subito dopo il controllo.

Nonostante il confine greco con la Macedonia del Nord sia stato chiuso lo scorso 15 marzo a causa della pandemia di coronavirus, le reti di trafficanti nella zona sono rimaste attive, trasportando i migranti che dalla Turchia si dirigono verso la Grecia e poi verso Nord, alla volta dei Paesi più prosperi del centro e del Nord Europa.

Parallelamente, sempre il 7 luglio, la Grecia ha trasferito volontariamente in Portogallo 25 minori non accompagnati provenienti da campi profughi sovraffollati. I ragazzi, tutti di età compresa tra 15 e 17 anni, avevano vissuto in campi di migranti sulle isole greche periferiche, e non hanno alcun parente in Europa. Un altro gruppo di 25 bambini dovrebbe essere ricollocato l’8 luglio da Atene in Finlandia.

La Grecia sta trasferendo circa 1.600 minori nell’ambito di un programma di ricollocamento a livello europeo, annunciato lo scorso 4 aprile. Al progetto hanno finora aderito Croazia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo e Portogallo. Il primo trasferimento di minori non accompagnati è avvenuto lo scorso 15 aprile, quando 12 bambini sono arrivati in Lussemburgo, mentre alcuni giorni dopo altri 50 sono stati portati in Germania. 

Atene è considerata un varco d’accesso all’Europa da decine di migliaia di rifugiati e migranti, i quali vi si riversano in fuga dai conflitti e dalla povertà che colpiscono i propri Paesi d’origine. Il numero di migranti in arrivo in Grecia è aumentato significativamente dallo scorso 28 febbraio, quando, in seguito alla morte di 33 soldati turchi in un attacco aereo nella provincia siriana di Idlib, il presidente di Ankara, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che il proprio Paese non avrebbe più a contenuto il flusso di rifugiati siriani, impedendo loro di raggiungere l’Europa, come previsto dall’accordo siglato con l’UE il 18 marzo 2016. Tale intesa prevedeva il contenimento di rifugiati siriani da parte della Turchia, la quale aveva il compito di impedire loro il passaggio in Europa, e di accogliere tutti i migranti irregolari respinti. In cambio, l’UE si è impegnata a fornire 6 miliardi di euro ad Ankara, e ha apportato facilitazioni nelle procedure per l’ottenimento del visto europeo da parte dei cittadini turchi. 

In tale quadro, la minaccia costituita dalla pandemia di coronavirus, e la conseguente preoccupazione per la sua diffusione all’interno dei campi profughi sovraffollati è alta. A riguardo, l’associazione umanitaria Human Rights Watch (HRW) ha accusato la Grecia di non aver fatto abbastanza per risolvere i problemi di sovraffollamento, mancanza di assistenza sanitaria, scarso accesso all’acqua, carenza di sanificazione e di prodotti per l’igiene. Tali misure, ha affermato HRW, avrebbero limitato la diffusione del virus nei campi profughi. 

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Mariela Langone

di Redazione

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