La Cina lancia una task force speciale per la stabilità sociale

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 12:38 in Asia Cina

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Pechino ha lanciato una task force speciale della polizia con il compito di mantenere la stabilità sociale in Cina. I critici temono che sia l’ultima mossa per reprimere il dissenso per la gestione del coronavirus. 

La task force dovrebbe “reprimere tutti i tipi di infiltrazione dall’estero, i tentativi di sovversione e sabotaggio, le attività terroristiche violente, le attività di separatismo etnico e le attività religiose estremiste”, secondo quanto riferisce una nota di un incontro tra dirigenti cinesi, riportato dall’agenzia di stampa Reuters. La notizia è stata resa nota il 6 luglio ed è arrivata lo stesso giorno in cui un professore di giurisprudenza di Pechino, che è stato apertamente critico nei confronti del Partito Comunista al potere e del presidente Xi Jinping, è stato arrestato dalle autorità. 

La principale responsabilità della task force dovrebbe essere quella di salvaguardare il sistema politico cinese. “La sicurezza politica è legata alla sicurezza nazionale e al benessere delle persone”, secondo le note dell’incontro. Riferendosi alla lotta contro il coronavirus, le note affermano che il governo può garantire la sicurezza della sua gente solo se mantiene un ambiente politico stabile. La task force fa parte di un gruppo di coordinamento, noto come “Costruisci una Cina pacifica”, istituito ad aprile e guidato da Guo Shengkun, il principale funzionario delle forze dell’ordine cinese.

L’iniziativa arriva in un momento di crescenti tensioni legate alle tensioni separatiste. La polizia di Hong Kong ha arrestato circa 200 persone, il primo luglio, durante le prime proteste scoppiate a seguito dell’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale da parte di Pechino. I manifestanti sono scesi in piazza per sfidare la norma, introdotta dalla Cina e approvata ufficialmente il 30 giugno. I più critici sostengono che tale legge sia finalizzata a reprimere il dissenso e aumentare il controllo di Pechino, a discapito delle libertà individuali dei cittadini di Hong Kong.

I rapporti tra Pechino e Hong Kong sono tesi da oltre un anno. Il primo luglio del 2019, centinaia di manifestanti avevano preso d’assalto e vandalizzato la sede del Comitato legislativo della città per protestare contro un disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione nella Cina continentale. Quelle proteste si sono evolute in richieste di maggiore democrazia e minore influenza di Pechino, paralizzando parti della città e aprendo la strada all’elaborazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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