La Cina aderisce al trattato sul commercio di armi dell’ONU

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 20:03 in Cina USA e Canada

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La Cina ha aderito a un trattato delle Nazioni Unite sul commercio di armi, che è stato invece respinto dagli Stati Uniti, e ha accusato Washington di bullismo nell’arena internazionale.

L’ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite, Zhang Jun, il 6 luglio, ha dichiarato che Pechino ha aderito al trattato, che regola il commercio trans-frontaliero globale di armi convenzionali, per un valore di circa 70 miliardi di dollari, e limita le transazioni con i Paesi considerati trasgressori dei diritti umani. La Cina aveva annunciato a settembre di voler aderire al patto, approvato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2013. Anche il presidente Barack Obama lo aveva sottoscritto, ma il trattato non è mai stato ratificato dal Senato degli Stati Uniti.

Da parte sua, il presidente degli USA, Donald Trump, aveva dichiarato che intendeva revocare la partecipazione di Washington all’intesa. Nel luglio 2019, gli Stati Uniti avevano quindi notificato al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che il Paese non intendeva aderire al trattato e che non aveva alcun obbligo legale derivante dalla prima firma del 2013. Senza nominare le crescenti tensioni tra Pechino e Washington, Zhang ha fatto riferimento ad “un determinato Paese”, che aveva ignorato i propri impegni internazionali, con atti di “unilateralismo e bullismo”.

“Questo ha creato enormi incertezze per l’equilibrio e la stabilità globale e ha gravemente compromesso gli sforzi congiunti di tutti i Paesi per affrontare le sfide attuali”, ha aggiunto. La missione degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite non ha immediatamente risposto a una richiesta di commento sulle osservazioni di Zhang. In tale contesto, è importante specificare che la Cina è stata il quinto maggiore esportatore mondiale di armi tra il 2014 e il 2018, secondo l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma. Tuttavia, i dati rimangono poco chiari, poichè Pechino non fornisce informazioni precise a tale riguardo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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