Iraq: ucciso un esperto di terrorismo, aveva ricevuto minacce da milizie filo-iraniane

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 9:44 in Iraq Medio Oriente

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Un esperto iracheno di ISIS e gruppi armati, Hisham al-Hashemi, è stato ucciso, il 6 luglio, a colpi di arma da fuoco, mentre si trovava nei pressi della propria abitazione a Baghdad. Il crimine non è stato ancora rivendicato, ma è stata aperta un’indagine volta a scoprire i responsabili dell’accaduto.

Al-Hashemi, un uomo di 47 anni, era uno storico e ricercatore nell’ambito della sicurezza, di affari strategici e gruppi estremisti, nonché uno specialista dello Stato Islamico e dei gruppi armati ad asso affiliati. Non da ultimo, il ricercatore ha ricoperto altresì la carica di consigliere del governo iracheno in materia di antiterrorismo. A detta della squadra investigativa, l’uomo si trovava in procinto della sua abitazione quando tre uomini armati, la cui identità è tuttora ignota, giunti su due moto, hanno sparato quattro volte contro il ricercatore iracheno, colpendolo alla testa e in diverse parti del colpo. L’uomo è stato dichiarato morto una volta giunto in ospedale.

Al momento, il crimine non è stato ancora rivendicato. Secondo quanto riferito da fonti di sicurezza irachene, al-Hashemi aveva ricevuto minacce da parte di milizie filo-iraniane nei giorni precedenti alla sua uccisione, viste le critiche rivolte in diverse occasioni contro tali gruppi e le dichiarazioni relative all’impunità con cui questi operano all’interno dei territori iracheni. Il suo volto era noto anche nella televisione irachena, mentre la sua esperienza da analista in materia di sicurezza era spesso apprezzata e ricercata da funzionari del governo, giornalisti ed altri ricercatori. Parallelamente, al-Hashemi si era dimostrato un forte sostenitore del movimento di proteste scoppiato in Iraq il primo ottobre 2019, che ha portato alla caduta di un governo definito corrotto e inefficiente, nonché soggiogato a Paesi esterni, Iran e USA in primis.

Secondo quanto rivelato da confidenti del ricercatore ucciso, al-Hashemi, a novembre 2019 era scomparso dalla scena irachena, soprattutto a seguito delle minacce ricevute dalle cosiddette Brigate di Hezbollah, le milizie appoggiate dall’Iran ritenute responsabili di diversi attacchi contro strutture ed obiettivi statunitensi in Iraq. Tuttavia, a detta degli amici della vittima, nell’ultimo periodo l’analista era ritornato a far sentire la propria voce. In un post pubblicato su Facebook il 5 luglio, al-Hashemi aveva affermato che i recenti cambiamenti della squadra governativa irachena e del suo premier avevano avuto conseguenze per il ruolo svolto dai gruppi legati all’Iran, i cui ultimi attacchi erano stati motivati da “vendetta, assurdità e delusione”.

In tale quadro, il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ha condannato duramente l’assassinio del ricercatore, descritto una “voce di supporto per le forze irachene contro il terrorismo”. Il premier ha promesso di portare davanti alla giustizia i responsabili, nonché di limitare il possesso e l’utilizzo delle armi allo Stato. Parallelamente, il presidente iracheno, Barham Salih, ha affermato che l’uccisione di al-Hashemi rappresenta un colpo “orribile” all’intera “umanità irachena”. Dietro l’accaduto, a detta del capo di Stato, vi sono dei fuorilegge che devono essere scoperti e puniti.

L’uccisione di Hisham al-Hashemi è giunta in un momento in cui le forze irachene sembrano essere impegnate nella lotta al terrorismo e contro i gruppi responsabili degli attentati contro obiettivi statunitensi in Iraq. A tal proposito, il 25 giugno, le forze irachene congiunte, provenienti sia dall’intelligence sia dalla squadra anti-terrorismo, hanno condotto un’operazione nel Sud di Baghdad che ha portato all’arresto di 13 membri di gruppi armati filo-iraniani, tra cui Kataib Hezbollah, ovvero le “Brigate di Hezbollah”, e i “Soldati di Soleimani”, con riferimento al generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, ucciso il 3 gennaio 2020 a seguito di un raid aereo ordinato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Le Brigate di Hezbollah, braccio armato delle Forze di Mobilitazione Popolare, sono un gruppo paramilitare sciita iracheno, sostenuto dall’Iran ed attivo nelle guerre civili in Iraq e Siria. Queste sono ritenute responsabili degli attacchi contro strutture e basi statunitensi in Iraq, che, dal mese di ottobre 2019, ammontano a più di 30. Da parte sua, il primo ministro iracheno, al-Kadhimi, si è più volte detto impegnato a perseguire gli autori dei molteplici attentati e a portarli davanti alla giustizia. Parallelamente, il premier ha intrapreso colloqui con Washington, nel quadro del cosiddetto “dialogo strategico”, in cui Baghdad si è detta disposta a salvaguardare le forze statunitensi che continuano e continueranno a sostare in Iraq e le loro basi e strutture. Dall’altro lato, gli USA hanno riferito che continueranno a ridurre il numero di soldati dalle basi irachene.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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