Egitto, Sinai del Nord: un attentato terroristico causa 4 morti

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 12:01 in Africa Egitto

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Quattro persone sono state uccise ed altre 2 sono rimaste ferite a seguito di un attentato terroristico perpetrato nella regione egiziana del Sinai del Nord.

Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Arabiya, sulla base di fonti locali, l’attacco è stato perpetrato il 6 luglio nella città di Sheikh Zuweid. In particolare, le fonti hanno raccontato che un gruppo di terroristi ha preso di mira il villaggio di Abu Tawila, dove alcuni giovani erano posti al controllo delle abitazioni e delle proprietà delle loro famiglie. I terroristi hanno dapprima lanciato esplosivi contro i giovani abitanti e successivamente hanno aperto il fuoco, provocando 4 morti e 2 feriti.

L’episodio del 6 luglio giunge a due giorni di distanza da un ulteriore attentato, perpetrato il 4 luglio scorso, contro un quartiere residenziale della medesima città di Sheikh Zuweid. Anche in tal caso, il bilancio delle vittime è stato pari a 4 cittadini egiziani. In particolare, fonti locali hanno riferito che gli autori dell’attentato, in un primo momento, si sono recati presso l’abitazione di un giudice, Salama Maayouf Al-Bali, uccidendo lui e il vicino di casa e il figlio che hanno cercato di salvarlo. Poi, gli attentatori hanno condotto un ulteriore attacco presso il quartiere di Al-Arjani, nel Sud di Sheikh Zuweid, dove i militanti terroristi si sono scontrati con la popolazione locale, provocando un morto e 2 feriti, e dove hanno altresì saccheggiato cibo e denaro.

La regione del Sinai, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, vive da mesi in uno stato d’allerta, mentre è dal 2013 che la regione viene considerata il fulcro della violenza islamista in Egitto. In seguito ad alcuni episodi che hanno destato preoccupazione nel Paese, il 22 luglio 2019 è stato proclamato lo stato di emergenza ed un coprifuoco in tutta la regione, ulteriormente esteso per altri tre mesi il 28 aprile scorso. L’Egitto, in realtà, è in uno stato di emergenza continuo dal 10 aprile 2017, quando una serie di bombardamenti contro alcune chiese situate nei governatorati del Cairo e di Alessandria hanno provocato la morte di circa 47 persone. Sebbene la costituzione egiziana preveda che lo stato di emergenza venga promulgato per soli sei mesi consecutivi, negli ultimi anni il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, si è spesso affrettato a rinnovarlo ancor prima della scadenza stabilita.

Il Global Terrorism Index colloca l’Egitto all’undicesima posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dalla minaccia terroristica. Da quando, il 3 luglio 2013, un golpe ha rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti sono morti in attacchi da parte di gruppi estremisti. Tra le organizzazioni maggiormente attive vi è Wilayat Sinai, la quale trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed il 1.500, operanti per lo più in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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