Egitto: l’unico Paese del Medio Oriente e Nord Africa a evitare la recessione nel 2020-2021

Pubblicato il 7 luglio 2020 alle 16:38 in Africa Egitto

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Secondo Fitch Ratings, un’agenzia di valutazione del credito e rating, l’Egitto è l’unico Paese nella regione del Medio Oriente e Nord Africa (MENA) che non assisterà a una recessione economica nel 2020 e nel 2021.

A tal riguardo, durante un webinar tenuto dall’agenzia il 7 luglio, il responsabile del rischio nell’area MENA di Fitch, Andrine Skjelland, ha dichiarato che quando è iniziata l’emergenza sanitaria il Cairo ha potuto contare su un alto tasso di crescita, il quale gli ha permesso di affrontare positivamente la crisi, e che la graduale rimozione delle restrizioni nel Paese aiuterà ulteriormente il suo processo di ripresa.

Tale traguardo è dovuto principalmente ai due prestiti che l’Egitto ha ottenuto dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nell’ambito dello strumento di finanziamento rapido (RFI) e dell’accordo di stand-by (SBA), i quali hanno contribuito a garantire la liquidità di cassa in dollari all’economia del Cairo. In particolare, Skjelland ha sottolineato che il finanziamento di 5,2 miliardi di dollari ricevuto tramite l’accordo SBA sarà positivo per sostenere i progressi raggiunti dalle riforme economiche del Paese, e per sostenere la sua stabilità macroeconomica.

Secondo Fitch, l’Egitto rientra tra i 15 Paesi su 18 della regione MENA che hanno assistito alla crescita del proprio PIL reale nel 2019, nello specifico al 5,6%. Per tale motivo, nonostante si prevede un calo al 2,6% nel 2020, il rimbalzo che ne seguirà nel 2021 è ipotizzato intorno al 3,9%.

Per le prospettive nel resto dell’area MENA, Skjelland ha riferito che gli indici di Regional Purchasing Manager (PMI) dei Paesi stanno iniziando a riprendersi gradualmente, dopo aver raggiunto i minimi storici nel marzo-aprile scorso. “Mentre la nuova produzione e gli ordini hanno continuato a contrarsi nel mese di giugno, il ritmo di declino è stato notevolmente inferiore rispetto ai mesi precedenti. L’ottimismo che circonda le prospettive di business per i prossimi 12 mesi è notevolmente migliorato negli Emirati Arabi Uniti e in Egitto, mentre in Arabia Saudita e Libano, il sentimento è ancora basso”, ha aggiunto il responsabile di Fitch.

L’Egitto ha raggiunto uno dei tassi di crescita economica più alti tra i Paesi emergenti durante l’anno 2018, pari al 5,6%, un progresso importante rispetto al precedente 2,3% registrato tra il 2011 e il 2014. Il governo del Cairo ha affermato che tale crescita è il risultato di riforme promosse dall’esecutivo, le quali hanno generato efficaci miglioramenti nel settore manifatturiero e turistico. Nello specifico, le attività estrattive di gas, il turismo, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il settore immobiliare e l’edilizia sono stati i principali motori della crescita prima della crisi legata al coronavirus. Ciò ha contribuito a ridurre il tasso di disoccupazione al 7,5% nel quarto trimestre del 2019, dal 9,9% del 2018.

Riguardo al 2020, la crescita economica del Cairo dovrebbe raggiungere il 4%, con una perdita del PIL stimata intorno ai 105 miliardi di sterline, che rappresenta il calo più basso tra tutti i Paesi a livello mondiale, secondo le stime del ministro della Pianificazione egiziano, Hala El-Said, rese note lo scorso 16 giugno.

Nel tentativo di rilanciare l’economia, vacillante dal 2011, l’Egitto ha ottenuto un prestito dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 2016. In cambio, il Cairo avrebbe dovuto impegnarsi ad attuare un rigoroso programma di riforme, a partire dalla fluttuazione della sterlina egiziana, che ha fatto perdere alla moneta circa metà del suo valore. In aggiunta, il piano di riforme comprendeva misure per allentare i controlli sui capitali, porre fine alle sovvenzioni energetiche, e riformare le imprese pubbliche. Inizialmente, tali misure hanno causato un picco di inflazione al 33%. Tuttavia, nel novembre 2019, l’inflazione ha raggiunto il suo livello più basso negli anni, riducendosi al 2,7%.

Ciò nonostante, mentre il contesto macroeconomico è migliorato, le condizioni sociali in Egitto restano difficili. Tra il 2016 e il 2018, la crescita dei salari nominali è scesa al di sotto dell’inflazione. Secondo le stime di Banca Mondiale, la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà nazionale nel 2018 è salita al 32,5%, dal 27,8% nel 2015, con i tassi di povertà più alti registrati ancora nell’Alto Egitto rurale.

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Mariela Langone

 

di Redazione

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