Trump e il sorpasso della Cina

Pubblicato il 6 luglio 2020 alle 11:45 in Il commento USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Trump è in calo nei sondaggi, ma la cautela è d’obbligo. Le previsioni elettorali vengono smentite talvolta in modo clamoroso e Trump è capace di recuperi inaspettati. Tuttavia, la cautela non può nascondere i problemi. Sul piano interno, la sorte ha giocato un brutto scherzo al presidente americano. Ecco il primo punto: tutti gli sforzi per condurre la guerra commerciale contro la Cina, al fine di rilanciare l’economia americana, sono stati spazzati via dal coronavirus. Il lavoro di Trump, per impedire il “sorpasso” cinese, è andato in fumo. Il numero di disoccupati americani è vertiginoso e il Pil si è contratto del 4,8% nel primo trimestre del 2020. Non c’è capo di Stato che non sia stato colpito dal coronavirus, ma Trump lo è stato più degli altri perché, tra i grandi della Terra, è il più “economico” di tutti. Trump è un presidente “commerciale”, che riduce la politica all’economia. Che si tratti di Nato, Afghanistan, Siria o dei rapporti con l’Europa, non ricorre a strategie complesse, come dimostra la facilità con cui licenzia i suoi strateghi. Il trumpismo è semplice e immediato: ridurre i costi e aumentare i ricavi. Trump taglia le spese militari concepite per proteggere gli alleati, ritira i soldati dalle guerre e incoraggia la brexit perché trova più conveniente discutere i trattati commerciali con i singoli Stati che con l’Unione Europea al gran completo. L’idea che tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea siano coinvolte intricate questioni strategiche, che vanno oltre il denaro, non è importante. Un presidente commerciale va bene se i commerci son fiorenti. Se però l’economia va male, gli manca la terra sotto i piedi. 

Sul piano estero, invece, Trump si appresta a chiudere il primo mandato senza successi. Le sue priorità in politica internazionale erano quattro: Corea del Nord, Siria, Cina e Afghanistan. Con la Corea del Nord, la situazione non potrebbe essere peggiore. Kim Jong-un ha proseguito il programma nucleare e gli Stati Uniti sono più insicuri. La bomba atomica nordcoreana può raggiungere il suolo americano, sebbene Trump avesse giurato che non sarebbe mai accaduto. In Siria, Trump ha abbandonato la presa, lasciando il Paese nelle mani di Bassar al Assad, Putin e Iran, oltre ad avere voltato le spalle ai curdi, i migliori alleati americani contro l’Isis. Quanto alla Cina, l’economia americana collassa e quella cinese resta in piedi. Non si tratta soltanto di sfortuna. Anche prima della tragedia del covid-19, Trump non era riuscito a ostacolare la Cina, che aveva addirittura migliorato la sua penetrazione commerciale nell’Unione Europea. È stato un errore strategico: da un lato, Trump colpiva l’Europa; dall’altro, pretendeva che l’Europa colpisse la Cina. È un ragionamento molto economico e poco politico e, infatti, non ha funzionato. Quanto all’Afghanistan, Trump ha firmato un accordo di pace con i talebani in Qatar, il 29 febbraio, ma il Pentagono ha appena scritto che i talebani continuano ad avere “stretti rapporti” con al Qaeda in un documento intitolato “Enhancing security and stability in Afghanistan”. Trump sta ritirando i soldati per ridurre le spese, mentre i talebani continuano a realizzare attentati, come quello avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 giugno nella provincia settentrionale di Balkh: non sembra un successo. Trump si trova in una condizione simile a quella del primo governo Conte. Entrambi avevano annunciato un’epoca di prosperità per tutti ed entrambi non sono riusciti nell’impresa. L’Italia e gli Stati Uniti, nel luglio 2020, versano in condizioni peggiori rispetto agli albori della “nuova era”. La differenza è che, mentre l’Italia, essendo una repubblica parlamentare, fornisce molti alibi per giustificare gli insuccessi dei governi, che cambiano di continuo, gli Stati Uniti sono una repubblica presidenziale, con un potere forte e stabile. Ne consegue che in Italia è difficilissimo attribuire le responsabilità politiche, mentre negli Stati Uniti è facilissimo. Non a caso, il ricambio politico è lento in Italia e immediato negli Stati Uniti. Il risultato è che gli americani possono sollevare una domanda precisa: “Trump ha migliorato la posizione dell’America?”. Trump può ancora recuperare, ma gli occorre una strategia. Il coronavirus, impedendogli di promettere una nuova ondata di ricchezza, gli impedisce di ridurre la politica all’economia. A Trump non basta più pensare. Deve ripensarsi.

Leggi Sicurezza Internazionale, l’unico quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.